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Musica, più download che cd. Sorpasso digitale in vista

Le vendite di “dischi” nei negozi continueranno a scendere fino al 2014. Secondo Forrester quelle di musica online destinate a salire del 13%

19 Gen 2010

Cd e vinili sugli scaffali dei negozi fisici sempre meno importanti
per il mercato della musica americano, mentre le vendite digitali
continuano un trend di sviluppo che culminerà nel “grande
sorpasso” delle entrate elettroniche su quelle tradizionali nel
2012. Secondo l’ultimo studio di Forrester Research (“US music
forecast 2009-2014”), i guadagni della musica tradizionale si
sono più che dimezzati negli ultimi dieci anni e il declino
proseguirà nel prossimo futuro, finché il revenue si
stabilizzerà intorno ai 5,5 miliardi di dollari nel 2014. Solo
dopo quell’anno Forrester prevede un ritorno alla crescita. Il
trend in discesa è dovuto soprattutto al fatto che le vendite di
Cd nei negozi fisici scenderanno a un ritmo annuale del 14%, mentre
le vendite di musica digitale cresceranno a un ritmo del 13%.

Per capire che questa è quasi una debacle per la musica
tradizionale, basta sottolineare che nel 1999, anno d’oro per il
settore, i guadagni ammontavano a circa 13,4 miliardi di dollari. A
fine 2009, secondo le proiezioni Forrester, si sono dimezzati a 6,3
miliardi. L’anno appena chiuso è stato particolarmente negativo
per le vendite di musica tradizionale, diminuite del 13% rispetto
al 2008. “La recessione ha colpito duramente un’industria già
in difficoltà”, scrive l’autrice dello studio, Sonal Gandhi.
“Le vendite di Cd nei negozi fisici si sono ridotte del 23%. Le
vendite di Cd online hanno tenuto bene, invece, pur se hanno
sofferto, sul web, alcuni servizi musicali a pagamento come Napster
e Rhapsody e anche la crescita dei download digitali è stata
inferiore alle aspettative”.

Insomma, anche il segmento della musica digitale attraversa la sua
piccola “crisi”. Le vendite online vivranno un trend
leggermente negativo nei prossimi anni nel senso che la crescita
dipenderà non da un aumento della spesa media da parte del
compratore ma dal fatto che più persone diventeranno acquirenti di
musica digitale. Ciò non toglie che negli Stati Uniti, nel 2012,
le entrate della musica digitale — inclusi downloads e
abbonamenti— arriveranno a supererare le entrate dalle vendite di
Cd e vinili nei negozi fisici.

Il settore che secondo la Forrester mostra più limitazioni
all’interno del mercato online è quello dei download a
pagamento, principalmente perché la penetrazione di lettori
portatili sta raggiungendo una fase “plateau”. Per la società
di ricerche il potenziale potrebbe essere nell’integrazione della
musica in altri device presenti nelle case come le consolle per i
giochi, per raggiungere gli utenti che non possiedono iPod e
simili. Le persone che effettuano download a pagamento negli Stati
Uniti arriveranno comunque a 114 milioni tra cinque anni: un numero
pur sempre rispettabile. Inoltre, la Forrester ritiene ancora
ricchi di potenziale i servizi musicali in abbonamento:
quest’anno sono andati male, ma hanno anche saputo reinventarsi.
Il 2010 sarà molto più positivo e nei prossimi cinque anni il
segmento vivrà un tasso annuale di crescita del 13%.

Ma chi è il tipico acquirente di musica digitale negli Usa? “Il
settore non è più dominio esclusivo dei giovanissimi esperti di
tecnologie”, si legge nel report della Forrester.
L’acquirente-tipo americano di musica digitale ha 37 anni ed è
donna (52%), con un reddito annuo medio di 92.000 dollari. Spende
ogni anno 204 dollari in musica (l’utente medio di Internet
americano spende 184 dollari online ogni anno), di cui meno della
metà in veri e propri Cd: il resto serve a comprare musica
digitale in senso più lato (come download o abbonamenti). Il 64%
infatti afferma con decisione: la musica è un genere per il quale
val la pena pagare.