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Net neutrality, guerra aperta negli Usa. I provider contro la Fcc

Gli operatori si oppongono al blocco di applicazioni come Voip e peer-to-peer previsto dalle nuove regole. Ma Facebook e Google plaudono al lavoro dell’Autorità: “Una rete libera alimenta una sana competizione”

19 Ott 2009

Un autostrada senza caselli o una rete di proprietà di qualcuno
che può fare il bello e il cattivo tempo? È attorno a questo,
alle neutralità della rete internet, che si stanno schierando le
forze in campo dopo che la Fcc, la Federal communication
commission, ha iniziato a scoprire le carte sulle nuove
regolamentazioni che dovrebbero proteggere la net-neutrality.
Prima sono scesi in campo i provider, preoccupati che
l’amministrazione Obama (che pure ne aveva parlato lungamente in
campagna elettorale) si possa intromettere nella regolamentazione
delle loro reti, obbligandoli a rinunciare a certe politiche, come
il blocco di alcune applicazioni (peer-to-peer per le reti fisse,
voip per quelle mobili, come nel caso di Google Voice e gli iPhone
di AT&T) o magari il dare la possibilità a certi clienti di avere
una “corsia privilegiata” a discapito degli altri.

Dall’altro lato si sono invece schierati tutti i fornitori di
servizi web: oltre ai soliti Google e Amazon, da sempre in prima
fila per questa battaglia, si sono aggiunti anche i due social
network più noti del momento, Facebook e Twitter. Assieme ad altri
20 amministratori delegati, i Ceo di queste 4 aziende hanno scritto
una lettera alla Fcc, ricordando che “ un internet aperto
alimenta una competizione sana ed efficiente, dove l’ultima
parola su che prodotti funzionano e quali invece falliscono spetta
ai consumatori. Questo, permette a business di tutte le dimensioni,
dai più piccoli alle multinazionali, di competere”.
Una posizione decisa, contro cui però aziende di cavi e
telefoniche non hanno abbassato le armi, cercando una sponda
politica. Che è arrivata, inaspettatamente dai Democratici. Il
partito di Barack Obama, che pure della net-neutrality è un
paladino, ha scritto alla Commissione, chiedendo una
regolamentazione meno stringente. Ma la partita è ancora
all’inizio.

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