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NYTimes contro Google: riveli la formula segreta

Il prestigioso quotidiano chiede che siano resi noti i criteri con cui l’algoritmo produce i risultati di ricerca

20 Ott 2010

Un colosso come Google deve esserci ormai abituato. Steve Jobs ce
l’ha con Android e le velleità da monopolista di Google (che
domina la ricerca online anche su iPhone); le authority di tutto il
mondo tengono d'occhio Mountain View per le questioni della
privacy o dell'antitrust. Alla lunga lista ora si aggiunge
anche il New York Times che attacca Google per i criteri con cui
l’algoritmo segreto di Moutain View produce i risultati di
ricerca.

L’azienda californiana creata da Larry Page e Sergey Brin, spiega
Il Sole 24 Ore, deve la sua fortuna alla ricerca delle informazioni
sul web e alla pubblicità che a questa i due innovatori hanno
saputo associare. Come la televisione commerciale vende spettatori
agli inserzionisti, così Google vende “cercatori” a chi fa
pubblicità.

Il fatturato di Google (in crescita del 32% nel terzo trimestre)
dipende quasi integralmente dalla pubblicità a margine nelle
pagine di ricerca. Ma non è l'unica fonte: il Ceo di Google
Eric Schmidt ha spiegato per la prima volta che solamente dalla
pubblicità attraverso telefoni intelligenti come iPhone e Android,
Google guadagna più di 1 miliardo di dollari all’anno, mentre i
“vecchi” banner portano altri 2,5 miliardi e un'ulteriore
cascata di soldi arriva dai due miliardi di video presenti su
YouTube.

Per questo l’autorevole New York Times è l’ultima di una serie
di voci critiche a suggerire con un po’ di preoccupazione che
forse Google usa il suo algoritmo per la ricerca “Page Rank”
per trovare non solo le pagine più autorevoli e più linkate dalla
comunità web ma anche quelle degli inserzionisti che pagano per
esserci. Che cosa vogliono dunque il New York Times (e molti
altri)? Che Google renda pubblici i criteri con i quali Page Rank
ordina i suoi risultati. E non sarà facile, per un segreto
industriale protetto più gelosamente della formula della
Coca-Cola.