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Orlando (Idv): All’asta le frequenze digitali

La proposta lanciata dal portavoce Idv: “Non si capisce perché l’Italia sia l’unico Paese con il digitale free”. Mannoni (Agcom): nessuna ipoteca sul dividendo digitale esterno

04 Giu 2010

"Vogliamo consentire che si mettano all'asta le frequenze
del digitale”: la richiesta, avanzata nei giorni scorsi già da
più voci della politica, arriva ora da Leoluca Orlando, portavoce
dell'Idv. Ospite della trasmissione Omnibus su La7, Orlando ha
elencato le coperture della “contromanovra” proposta
dall'Italia dei Valori. Fra le altre voci compare la messa
all’asta delle frequenze che allo Stato tedesco ha fruttato, per
ora, 4,4 miliardi di euro. “Non si capisce perché – ha detto
orlando – siamo l'unico paese al mondo con il digitale
free".

Ma di asta non c’è traccia nelle operazioni che finora
riguardano la gestione dello spettro radio. Intervistato da
Radiocor il commissario Agcom Stefano Mannoni ribadisce che per
quanto riguarda il dividendo digitale da distribuire in beauty
contest “il regolamento dell'Agcom è pronto, aspettiamo che
la Ue sciolga la riserva sulla richiesta di ingresso anticipato di
Sky" nel digitale terrestre. Nessuna ipoteca, inoltre, sul
dividendo digitale "destinato ai servizi di tlc, rimandato al
cambiamento del piano di ripartizione delle frequenze e
all'asta conseguente".

Mannoni spiega che "il piano prevede 21 reti nazionali, tutte
uguali nella sostanza tra di loro. Nelle 21 reti è compreso anche
il dividendo di 5 reti da assegnare attraverso il beauty
contest". Grazie all’adozione delle reti in Sfn "tutti
trasmetteranno su una sola frequenza e, per cinque reti, nelle zone
dove non c'e' copertura, ci sara' una frequenza
aggiuntiva – spiega il commissario -. Ma non sara' possibile
trasmettere su due frequenze contemporaneamente". Inoltre il
piano prevede "tre frequenze dvb-h, cioe' per la tv sul
telefonino e tre frequenze destinate al dab, cioe' per la radio
digitale. Per le tv locali l'Agcom invece "si rimette ai
tavoli per l' attuazione concreta dei criteri. Il principio
richiesto dalle tv locali, e' stato dunque salvaguardato".

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