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Osce: “Internet diventi un diritto costituzionale”

L’Organizzazione europea per la sicurezza e la cooperazione sostiene la necessità di includere il Web fra i diritti umani fondamentali. E invoca la libertà di espressione

25 Lug 2011

I Paesi che bloccano l’accesso a Internet adducendo come motivo
la violazione dei diritti d’autore soffocano la libertà di
espressione e la libera circolazione delle informazioni: a
sostenerlo è l’Osce (Organisation for Security and Co-operation
in Europe) in un nuovo studio dedicato proprio a Internet e alla
libertà di parola.

L’Osce afferma che bloccare i siti web è “una misura
estrema” cui nessuna nazione dovrebbe ricorrere come strumento
punitivo. Dunja Mijatović, Rappresentante Osce per la libertà sui
media, chiede perciò ai governi di trattare l’accesso a Internet
alla stregua di un diritto umano che dovrebbe essere garantito
dalle costituzioni: “Come riconoscimento del contributo
ineguagliabile dato da Internet alla democrazia partecipativa, alla
libertà di espressione e alla libertà dei mezzi di informazione,
trovo appropriato elevare il diritto di accesso a Internet al rango
che gli spetta, cioè di diritto umano sancito dalla
costituzione”, secondo la Mijatović. “Senza questo diritto di
base, senza mezzi per collegarsi, senza una connessione a prezzi
accessibili, il diritto alla libertà di espressione e alla
libertà dei media si svuota di significato nel mondo online.
Requisito fondamentale è fermare ogni restrizione al libero flusso
delle informazioni su Internet, che è l’ossigeno del
cyberspazio! Senza libertà di espressione, Internet è uno
strumento vuoto”.

La Mijatović ha parlato in Finlandia della libertà di Internet
nei Paesi Osce di fronte alla Helsinki Commission, agenzia
indipendente del governo Usa creata nel 1976 per monitorare e
promuovere l’adesione all’Helsinki Final Act e agli impegni
dell’Osce. L’Osce riunisce 56 Stati e ha lo scopo di
individuare, prevenire e risolvere aree di conflitto politico,
economico e di altra natura.

La Mijatović ha proseguito attaccando i tentativi di alcuni
governi di bloccare o filtrare i contenuti online: “Perché certi
governi vogliono bloccare, restringere o filtrare questo flusso?
Per proteggerci da terrorismo, estremismo, pedopornografia,
traffico di esseri umani e altre minacce, per rendere le nostre
società più sicure?” Oppure, “Solo per evitare le critiche,
la satira, i commenti provocatori e ostili, i punti di vista
differenti e i contenuti controversi? Perché in tal caso non hanno
il permesso di bloccare le informazioni di Internet. Noi cittadini
non li abbiamo votati per farci imporre opinioni e idee”.

“Non c’è sicurezza senza media liberi e libera espressione”,
ha concluso la Mijatović. “E non ci sono libera espressione e
media liberi senza sicurezza: questi due termini dovrebbero andare
sempre a braccetto e non combattersi come accade in molte parti del
mondo. E non c’è posto migliore per occuparsi di entrambi gli
aspetti che l’Osce”.