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Pirateria, l’Agcom spariglia le carte

In attesa dell’approvazione del decreto Romani l’Authoriry chiarisce che il provider non è responsabile dei contenuti della Rete

22 Feb 2010

L’Authority per le garanzie nelle comunicazioni si decide a
prendere per le corna il problema della pirateria sul web, cercando
una soluzione che rompa con gli attuali schemi. “Abbiamo fatto la
prima indagine conoscitiva in Italia sul diritto d’autore in
rete, da un punto di vista laico, non schierato. E abbiamo lanciato
alcune proposte al mercato”, dice Nicola d’Angelo, consigliere
Agcom e uno dei relatori dell’indagine,
“Il diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”
(http://www.agcom.it/Default.aspx?message=visualizzadocument&DocID=3790).
Al solito queste indagini sono curate infatti dall’industria dei
contenuti e ribadiscono da anni il concetto del pugno duro contro
la pirateria online. Agcom cerca invece un approccio bipartisan
tentando nello stesso momento di aprire un dibattito che coinvolga
consumatori, autori, operatori, verso soluzioni accettate da
tutti.
Il punto di partenza è che Agcom riconosce, nell’indagine, di
avere un doppio mandato. Da una parte, è “l’organo deputato a
svolgere la attività di vigilanza a tutela del diritto d’autore
sulle reti di comunicazione elettronica”. Compito che si esprime
con “azioni di prevenzione in tutte le forme possibili e di
accertamento degli illeciti”.

Dall’altra, scrive di dover tenere conto anche di alcuni principi
di parte opposta: “Il diritto degli utenti all’accesso a
Internet, come ribadito dal nuovo Telecom Package. Il diritto alla
privacy e la tutela della neutralità della rete”, aggiunge
D’Angelo.
L’indagine ribadisce che i provider non sono responsabili per i
contenuti che circolano sulle loro reti e di cui non sono a
conoscenza, come affermato dal diritto comunitario dal 2003. Agcom
esclude quindi la possibilità di affidare ai provider il compito
di monitorare la rete contro gli illeciti. Si schiera anche contro
il filtro dei contenuti Web e l’ispezione dei pacchetti di
traffico: sono pratiche che violano la privacy degli utenti e la
neutralità della rete.
Propone quindi altre soluzioni, tenendo conto che bisogna battere
strade intentate per combattere la pirateria. Dal momento che “i
rimedi basati solo su divieti e sanzioni sono stati finora poco
efficaci”.
In particolare, propone una “licenza collettiva estesa”. Si
tratta di un sistema a adesione volontaria, “in virtù del quale
gli enti di gestione collettiva negoziano per conto degli aventi
diritto (gli artisti associati) la licenza con gli enti
rappresentativi degli operatori”. Questi ultimi offriranno i
contenuti digitali su Internet (musica e film).
“Una volta concluso l’accordo collettivo, la licenza dovrebbe
essere estesa ex lege alle opere di titolari dei diritti non
iscritti all’ente di gestione collettiva partecipante
all’accordo (come previsto, ad esempio, per i contratti
collettivi stipulati dai sindacati)”.
Agcom medita anche altre azioni:  “Dalle indicazioni della
giurisprudenza comunitaria emerge la possibilità, per
l’Autorità, di imporre in capo ai provider un obbligo di
sorveglianza”, si legge nell’indagine. I provider dovrebbero
quindi “comunicare all’Autorità, con cadenza periodica, dati
sul traffico Internet (in forma anonima ed aggregati per servizio
– peer to peer, streaming, etc.), nel rispetto della normativa a
tutela della privacy e nella salvaguardia del principio della
neutralità della rete”.

Sorveglianza sì, ma senza scavare nel traffico dei singoli utenti
e senza essere chiamati a rispondere dei loro illeciti, quindi.
Una terza proposta è che “l’Autorità istituisca un forum per
il dialogo fra tutti i portatori d’interessi rilevanti in
materia” e “promuova una campagna di informazione intesa a
rendere gli utenti più consapevoli della normativa a tutela del
diritto d’autore e dei rischi generati dalla pirateria”. Quarta
proposta, “l’Autorità assuma un ruolo di impulso alla
rimozione dei contenuti illeciti”. Agcom potrebbe quindi
sottoscrivere un “protocollo d’intesa” con i provider e con
le società di gestione collettiva del diritto d’autore. Si
farebbe mediatore tra le due parti. I titolari dei diritti
d’autore potranno segnalare all’Autorità la presenza contenuti
pirata “sul server di un ISP, ovvero su un sito web da questi
ospitato”. “A valle delle verifiche svolte dall’Autorità,
questa potrà ordinare all’ISP la rimozione dei contenuti
stessi”.

“Su queste idee adesso apriamo una consultazione pubblica, poi
scriveremo un testo finale con le proposte. Metteremo le varie
parti intorno a un tavolo. Servirà a capire se è necessario
apporre modifiche alla normativa sul diritto d’autore”, dice
D’Angelo.
Insomma, Agcom si è fatta promotrice di una possibile e futura
svolta nei rapporti italiani tra diritto d’autore e Internet. La
sfida sarà contemperare i diritti di autori e utenti. Ma è
proprio questa strada da equilibrista che Agcom ha deciso di
percorrere.

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