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Più privacy per Facebook, storico accordo con la Ftc

Il sito social accetta di richiedere il consenso degli utenti prima di effettuare cambiamenti alle impostazioni sulla privacy. E di essere sottoposto a controlli periodici per i prossimi 20 anni. Nessuna multa, ma la trasgressione del patto potrebbe costare 16mila dollari al giorno. Zuckerberg: “E’ vero, abbiamo fatto un sacco di sbagli”. Ora via libera all’Ipo

30 Nov 2011

Facebook sigla uno "storico" accordo con la Federal trade
commission americana: cambiano da ora le regole del gioco sul
fronte privacy per il sito social. Che per i prossimi vent'anni
dovrà sottoporsi a revisioni biennali da parte di organismi
indipendenti. E dovrà ottenere il consenso degli utenti prima di
fare modifiche che intaccano la gestione della privacy (per
esempio, se un utente sceglie di rendere visibili le proprie foto
solo agli "amici", Facebook dovrà ottenere il suo
consenso prima di allargare il bacino di utenti a cui rendere
visibili le foto). Nessuna multa è stata inflitta al sito: ma se
Facebook violerà i termini dell'accordo con l'Ftc in
futuro, gli costerà 16mila dollari al giorno.

Un passo importante per Facebook. Soprattutto in vista dell’Ipo,
perché libera l'azienda da ogni problema legale con la Ftc e
rassicura gli investitori.

La Ftc si era mossa contro Facebook accogliendo una serie di
reclami di associazioni in difesa dei consumatori e riconoscendo
che il sito aveva violato, anche se non intenzionalmente, la
privacy degli utenti. “Le aziende devono rispettare gli impegni
sulla privacy”, ha commentato il presidente della Ftc Jon
Leibowitz. Questo accordo, ha aggiunto, “proteggerà le scelte
dei consumatori e permetterà loro di ottenere informazioni
complete e veritiere su come i loro dati vengono condivisi”.

"Abbiamo commesso degli errori" ha ammesso in un post
pubblicato sul blog ufficiale, il chief executive officer Mark
Zuckerberg precisando che la sua azienda avrebbe dovuto essere più
attenta nel proteggere la privacy degli utenti. In particolare
Zuckerberg ha sottolineato di aver sbagliato nel modificare le
impostazioni della privacy due anni fa senza avvisare gli utenti.
“Questi errori hanno finito col mettere in ombra tutto il buon
lavoro che abbiamo fatto", scrive Zuckerberg.

Marc Rotenberg, direttore esecutivo dell’Electronic Privacy
Information Center, gruppo di Washington che difende i diritti dei
consumatori (aveva presentato un reclamo contro Facebook per
questioni di privacy nel 2009), commenta che l’accordo di oggi
“impone degli obblighi che eviteranno che Facebook calpesti il
diritto alla privacy degli utenti nel futuro”. Inoltre i nuovi
obblighi mandano un messaggio al resto dell’industria di
Internet: ci sono buone pratiche da seguire tra cui, in
particolare, chiedere il consenso dei consumatori prima di
introdurre dei cambiamenti su come le informazioni personali
vengono trattate.

Zuckerberg ha detto che la sua azienda ha già posto riparo a
diversi comportamenti che hanno suscitato la preoccupazione della
Ftc. Ora ha anche nominato due chief privacy officer: Erin Egan, ex
partner della Covington & Burling e specializzata in sicurezza dei
dati, e Michael Richter, già head privacy counsel di Facebook.
L’accordo con la Ftc esige infatti che Facebook rediga un
“esteso programma sulla privacy”.

Il social network dovrà anche bloccare l’accesso ai profili
degli utenti entro 30 giorni dalla loro cancellazione e non dovrà
fare alcuna affermazione “ingannevole” sulle proprie pratiche
in materia di privacy. In passato, invece, secondo la Ftc, Facebook
ha ingannato i suoi utenti, trasferendo le loro informazioni
personali agli inserzionisti dopo aver garantito che non
l’avrebbe fatto. L’azienda non aveva inoltre informato gli
utenti che avrebbe modificato il sito a dicembre 2009 e ha reso
pubbliche certe informazioni che gli utenti avevano designato come
private, per esempio la lista di amici.

Chris Conley, avvocato della American Civil Liberties Union of
Northern California, afferma che il patteggiamento tra Facebook e
la Ftc dimostra che “le aziende non possono semplicemente
cambiare le loro pratiche senza il permesso degli utenti”, ma
sottolinea come le rapide trasformazioni della tecnologia
renderebbero necessario definire nuove regole e strumenti per
difendere la privacy.