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L'ANALISI

Polo delle torri, un sogno già finito? La partita (per ora) è solo finanziaria

La nascita di un soggetto unico nazionale in grado di gestire il settore in modo efficiente e coordinato sembra sempre più lontana: le bocce sono ferme e nessuno è in grado di ipotizzare se e come potranno essere giocate. Ma l’avvento del 5G potrebbe rimettere tutto in moto. Forse

28 Mar 2018

Patrizio Rossano

Mediobanca sembra essere molto interessata a quanto avviene nel mondo delle telecomunicazioni e del broadcasting. Nei giorni scorsi ha pubblicato un rapporto dove si legge che il settore è il quarto in Europa per rilevanza e potenziale sviluppo con Telecom come principale operatore. Lo scorso febbraio, è stata pubblicata da MF una notizia dove si riportava che, sempre secondo uno studio di Mediobanca, il settore delle infrastrutture Tlc sarebbe stato tra i più brillanti nel mercato azionario dell’anno.

In tale contesto si comprende perché, ogni tanto, come le stagioni, si torna a parlare delpolo delle torri al quale potrebbero, vorrebbero o dovrebbero, aderire i principali operatori di rete del Paese: Rai Way, Ei Towers, Inwitt, Cellnex più altri eventuali soggetti direttamente o indirettamente interessati.

Si tratta di una questione ormai quasi annosa, che puntualmente e prevalentemente viene riproposta e ritenuta interessante in chiave di pura alchimia finanziaria. Del tema si è iniziato a parlare nel 2014, quando la Rai decide di collocare sul mercato il 37% delle azioni possedute da Rai Way e da allora non è mai emersa una lettura progettuale condivisa della possibilità di creare un soggetto unico nazionale in grado di gestire il settore in modo efficiente e coordinato.

Si confrontano, infatti, due visioni dello stesso problema. Da un verso si vede la possibile creazione di un operatore unico delle torri di trasmissione dei segnali radiotelevisivi come pura e semplice aggregazione societaria tramite mercato, cioè ordinarie operazioni di M&A. Per altro verso si vorrebbe ipotizzare un modello industriale finalizzato all’efficientamento e allo sviluppo di un settore oggi articolato in segmenti e operatori che pure sopravvivono bene nei rispettivi bilanci di esercizio ma che poco sembrano interessati ad un disegno più generale di interesse nazionale. Sembra di capire, vedi quanto avvenuto con la fallita operazione Persidera, che sia prevalente un diffuso orientamento a privilegiare i dividendi agli azionisti piuttosto che enfatizzare la ricerca di una dimensione di politica industriale del Paese in grado di affrontare adeguatamente le sfide del prossimo futuro.

La posta in gioco riguarda le frequenze ed è noto che su questo tema, a partire da quest’anno, si inizierà a giocare la partita più rilevante del futuro delle telecomunicazioni e degli asset di rete del broadcasting con l’apertura delle gare per l’assegnazione delle bande di trasmissione intorno ai 700 Mhz.

Questa partita vede ben definiti, per quanto controversi, alcuni punti chiave. Il primo, a suo tempo ribadito più volte dal sottosegretario alle Tlc Antonello Giacomelli, è l’interesse politico alla creazione del polo delle torri purché sia garantita la rilevanza pubblica. Cosa si vuole intendere? Che le frequenze, fino a determinazione contraria, hanno un valore non solo economico, ma anche sociale perché comunque concorrono direttamente alla soddisfazione di esigenze pubbliche, al pari di altri beni materiali di primario interesse collettivo, e quindi indirettamente allo svolgimento del Servizio Pubblico radiotelevisivo. Al momento, con le vigenti disposizioni legislative e nelle more di un quadro politico tutt’altro che definito, le bocce sono ferme e nessuno è in grado di ipotizzare se e come potranno essere giocate. Sul tema, i principali soggetti politici che hanno vinto le recenti elezioni, non hanno ancora espresso indicazioni chiare e dettagliate. Questo porta a dire che tutte le fantasie finanziarie più o meno sofisticate che si possono immaginare sul futuro di Rai Way rimangono del tutto immaginarie. Ragionamento analogo, seppure con angolazioni diverse, riguarda la diretta concorrente Ei Towers (controllata da Mediaset) per le note vicende legate al dossier Vivendi.

Altro punto riguarda la rilevanza strategica delle torri. Di quale tipologia e di quale finalità di utilizzo di torri si discute? Quelle prevalentemente utilizzate per il broadcasting televisivo, le cosiddette “torri di alta quota” o di un sistema di torri più piccole e massicciamente distribuite nel territorio utilizzate dagli operatori Tlc? Il prossimo avvento del 5G con l’aumento considerevole della velocità di upload e download potrà minare seriamente il modello classico di broadcasting a vantaggio di una fruizione non lineare dei prodotti televisivi (vedi i vari Netflix, Amazon Prime etc). Con gli apparati tv sempre più connessi in rete, il futuro delle antenne, comprese le paraboliche satellitari che anche Sky prevede di alleggerire progressivamente, appare segnato. Da questo punto di vista, si leggono bene in filigrana i diversi interessi strategici (cessione o acquisizione di parte del business broadcast a vantaggio della componente tlc) che i soggetti interessati potrebbero avere non tanto e non solo nel “polo delle torri” genericamente inteso, ma ad un “polo di torri” dettagliatamente specificato per tipologia e caratteristiche funzionali. Di tutto questo, però, nessun cenno. Al momento solo M&A: su Cellnex, in particolare, si concentrano le attenzioni per possibili cambi di pacchetti azionari con Atlantia alle porte.

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