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Privacy, la resa di Facebook. Più garanzie per gli utenti

Regole più stringenti nell’accordo che il social network sta mettendo a punto con la Federal Trade Commission americana a seguito dell’inchiesta aperta per “atteggiamento fuorviante” nella gestione delle impostazioni. Ma secondo alcuni esperti si tratta solo di un ostacolo temporaneo verso il “mondo senza privacy” profetizzato da Zuckerberg

14 Nov 2011

Facebook si piega alle richieste dei consumatori e delle authority
e finalmente potenzia la protezione della privacy sul suo sito:
d’ora in poi il social network chiederà agli utenti il consenso
esplicito a qualunque cambiamento nel modo in cui le loro
informazioni personali sono visibili, come riferisce il Wall Street
Journal. Nelle scorse settimane, invece, Facebook aveva annunciato
novità nelle impostazioni dei profili senza aver richiesto prima
l'approvazione dei suoi iscritti.

Il social network ha modificato il proprio atteggiamento non solo
per le pressioni delle associazioni in difesa della privacy, ma in
particolare come effetto dell’inchiesta aperta dalla Us Federal
Trade Commission, riportata nei giorni scorsi dallo stesso Wsj, che
si starebbe chiudendo con un patteggiamento in base al quale
Facebook acconsentirebbe al controllo da parte di revisori esterni
della privacy per i prossimi 20 anni.

"Facebook è sempre stata allergica alla trasparenza delle sue
operazioni, perciò siamo soddisfatti di misure che la costringano
a ottenere esplicito consenso da parte degli utenti”, commenta
l’associazione londinese Privacy International. "Anche se le
richieste della Ftc potrebbero rappresentare solo un ostacolo
transitorio verso l’obiettivo finale di Facebook di raccogliere
quante più informazioni può sui suoi utenti”.

Il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, che ha sempre sostenuto
che nel futuro la privacy non esisterà più, è stato intervistato
sulle politiche della sua società in fatto di privacy
dall’emittente tv americana PBS e ha assicurato che l’utente
“ha il controllo su qualunque informazione condivida su
Facebook". Zuckerberg ha anche fatto notare che motori di
ricerca e reti di advertising raccolgono "enormi quantità di
informazioni” sui navigatori di Internet tramite i cookies, “in
modo ancora meno trasparente di quanto faccia Facebook secondo le
accuse che ci vengono rivolte”.