Pubblicità online al palo senza contenuti premium

Zimmermann (gruppo Hi-media): il valore delle inserzioni svilito dal proliferare di pagine web gratuite. Ma la sfida è sulla qualità

Pubblicato il 17 Mag 2010

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La pubblicità online non basta più: per evitare lo scoppio di una
seconda bolla Internet, la strategia vincente per il futuro
consiste nell’abbinare le entrate pubblicitarie a nuovi modelli
di contenuti a pagamento: è quanto afferma Cyril Zimmermann, ceo e
fondatore del gruppo multimediale Hi-media, su Il Sole 24 Ore.
“Una recente indagine americana”, osserva il manager, “mostra
che il 42% degli europei e il 46% degli italiani è già disposto a
pagare per accedere a prodotti editoriali premium. Il mercato è
maturo e non potrà che crescere nel corso dei prossimi mesi e
anni”.

Lo stesso business del gruppo Hi-media, le cui vendite (51 milioni
di euro) sono cresciute del 39% nel primo trimestre 2010 rispetto
al Q1 2009, è trainato in larga parte dai micropagamenti. “La
pubblicità online”, commenta Zimmermann, “vedrà una
commistione sempre più forte tra contenuti video e
multimedialità, tale da sfruttare le caratteristiche migliori
degli spot televisivi e tradizionali, vale a dire la possibilità
di veicolare un messaggio con efficacia e immediatezza, e di
Internet, ovvero la capacità di indirizzare la comunicazione a un
target molto preciso”.

Il problema principale, al momento, è legato al valore stesso
degli spazi pubblicitari, svilito da una crescita abnorme dei siti
web. Così i publisher si trovano a competere con centinaia di
migliaia di pagine Internet liberamente accessibili. Secondo il ceo
di Hi-media, “la competizione non deve più essere sul prezzo ma
sulla qualità. Un editore online che trasferisca parte dei propri
contenuti in una sezione a pagamento vedrà aumentare anche le
entrate pubblicitarie”.

Secondo Zimmermann, ll mercato italiano è peculiare in quanto
“più protettivo verso gli editori rispetto a quanto accade in
altri Paesi europei". Un atteggiamento conservatore, ma che
difende l’Italia "dagli errori più comuni legati alla bolla
Internet”.

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