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Quaero non decolla. Fa flop il Google europeo

L’impasse causata dall’eccessiva complessità organizzativa del progetto da 200 mln di euro: due i centri di ricerca e cinque i partner industriali. I ricercatori: “Difficile raccapezzarsi anche per noi”

08 Feb 2011

Duecento milioni di budget iniziale, trecento ricercatori, il
sostegno dell'Agenzia dell'innovazione industriale francese
e il supporto tecnico di ventisei partner industriali, in testa il
produttore di elettronica di consumo Thomson. I numeri per il
successo ci sono tutti, eppure il progetto Quaero, che si pone
l'ambizioso obiettivo di creare un motore di ricerca che sia
l'alternativa europea a Google, fatica a concretizzarsi.

Lanciato nel 2008, con fine prevista nel 2015, ha finora realizzato
solo una ventina di richieste di brevetti e alcuni software di
gestione, ed è ben lontano dall'elaborazione di un prodotto
completo. Colpa – sostengono gli esperti – innanzitutto
dell'estrema complessità del progetto, i cui contorni precisi
sono difficili da delineare anche per chi vi partecipa. “Quaero
raggruppa una trentina di partecipanti ed è complicato
raccapezzarsi, anche per noi”, ammette al quotidiano francese
“La Tribune” Olivier Galibert, ingegnere al Laboratorio
nazionale dei Test, uno degli organismi incaricati della
valutazione dei sistemi realizzati.

L'organizzazione della ricerca che dovrebbe dare vita a Quaero
è in effetti molto articolata: un “polo di tecnologie chiave”
gestito da due centri di ricerca, uno francese e uno tedesco, e
cinque progetti applicativi coordinati da altrettanti partner
industriali, tra cui France Telecom e Thomson, divenuta nel
frattempo Technicolor, dopo un lungo e doloroso processo di
riorganizzazione interna. A ciò vanno poi aggiunte strutture terze
per la valutazione dei risultati, con un metodo ispirato a quello
del National institute of standards and technology.
Una struttura tentacolare e fortemente appoggiata ai grandi gruppi
industriali, che suscita forte malcontento nel tessuto delle
piccole e medie aziende innovative del settore IT.

“Questo progetto è partito con un approccio molto statico e
molto arrogante – lamenta Stephane Distinguin, fondatore della
start up specializzata in contenuti interattivi FaberNovel – e
costerà caro alla collettività, per arrivare in fondo a piccoli
progetti. Fatico a immaginare che faccia uscire delle innovazioni
di rottura”.

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