Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Question time sulla web tv: ancora dubbi sul ruolo di YouTube

Di Pietro all’attacco, dopo il varo da parte dell’Agcom delle nuove regole per le emittenti online: “Valgono anche per YouTube?”.

01 Dic 2010

"Il ministero dello Sviluppo economico si impegna a favorire
la crescita di web tv e web radio nel rispetto dei regolamenti
varati dall'Agcom lo scorso 25 ottobre e in fase di
pubblicazione". Lo ha detto il ministro per i Rapporti con il
Parlamento, Elio Vito, rispondendo nel question time alla Camera ad
un'interrogazione dell'Italia dei Valori sulla disciplina
attuativa del decreto Romani sui servizi media audiovisivi.

Vito ha ricordato che "l'Agcom ha messo a punto la
normativa seguendo con attenzione i principi delle direttive
europee e stabilendo che la disciplina riguarda i soggetti che
hanno una reponsabilità editoriale e fanno concorrenza alla
tv". Il ministro ha precisato che "le norme sono
circoscritte ai soggetti con fatturato annuo superiore ai 100mila
euro" e che con il regime del silenzio-assenso i soggetti che
svolgono un'attività lineare, cioè con palinsesto, "si
intendono autorizzati entro 30 giorni dalla domanda". Per i
soggetti che svolgono attività non lineare, invece, "la
segnalazione certificata è sufficiente per l'inizio
attività".

Infine i soggetti interessati hanno un anno di tempo
dall'entrata in vigore del regolamento per presentare domanda e
nel frattempo possono regolarmente proseguire l'attività e i
contributi sono stati ridotti di un sesto rispetto alle cifre
iniziali.

"Prendiamo atto che l'Agcom ha limitato i danni, ma sempre
danni sono". Lo ha detto il leader dell'Italia dei Valori,
Antonio Di Pietro, illustrando l'interrogazione del suo partito
sulla disciplina attuativa del decreto Romani sui servizi media
audiovisivi, varata la scorsa settimana dall'Autorità per le
Garanzie nelle Comunicazioni, nel corso del question time alla
Camera con il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio
Vito.

"Abbiamo espresso la nostra contrarietà al decreto Romani –
ha ricordato Di Pietro – perché equipara il web ai canali tv
tradizionali. Le normative europee vietano vincoli autorizzativi
per il web. L'Agcom, dopo aver tentato di varare una normativa
capestro, ha limitato i danni, ma siamo preoccupati perché resta
l'equiparazione tra web e tv e si intacca il diritto
costituzionale del libero accesso al web. Permangono dubbi: se
trasmetto un video su YouTube devo sottostare a questa disciplina e
può YouTube esercitare un controllo su questo video?".

Riferendosi alla bozza di regolamento per la tutela del diritto
d'autore sul web, all'attenzione dell'Agcom, Di Pietro
ha espresso, inoltre, la contrarietà dell'Idv
"all'obbligo di comunicare all'Autorità i dati sul
traffico, all'oscuramento dei siti senza passare attraverso
l'autorità giudiziaria e al blocco delle porte IP utilizzate
per lo scambio di file coperti da copyright". "La rete
non può essere fermata – ha concluso Di Pietro -. Più la rete è
libera, più c'è democrazia".

Le nuove regole sui servizi media audiovisivo (voti contrari,
appunto, di D'Angelo e Sortino) riguardano le emittenti con
palinsesto e quelle on demand, ma si applicheranno solo ai soggetti
con ricavi superiori a 100mila euro annui. Non è prevista alcuna
autorizzazione, ma gli operatori dovranno comunque comunicare
l'apertura di un'attività avvalendosi del
silenzio-assenso.

Nessun canone annuale, ma un contributo una tantum di 500 euro per
i servizi tv e di 250 euro per quelli radiofonici. Nonostante il
voto contrario i commissari di opposizione ne hanno apprezzato i
miglioramenti. Rimangono dubbi – sollevati oggi dall'Idv
durante il question time – sull'opportunità di estendere ad
Internet un impianto normativo tipico delle tv tradizionali che
prevede fra l’altro responsabilità editoriale, obbligo di
rettifica e tenuta del registro dei programmi. Perplessità anche
sulla disciplina – ritenuta troppo vaga – prevista per gli
aggregatori di video, come YouTube, che sono esclusi, a meno che
non abbiano una reponsabilità editoriale e non facciano
concorrenza alla tv.

LinkedIn

Twitter

Whatsapp

Facebook

Google+

Link