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Radio digitale in tutta Italia, la nuova sfida della Rai

Il Cto Stefano Ciccotti in occasione della presentazione del palinsesto 2022-2023: “La chiusura della rete in onda media è stata sancita nel 1998, con il Mise si è deciso di procedere allo spegnimento totale in vista dell’assegnazione delle frequenze Dab”

15 Set 2022
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La Rai si prepara alla sfida della radio digitale su tutto il territorio nazionale. “Si è deciso con il Ministero dello Sviluppo Economico di procedere allo spegnimento della rete in onda media, in concomitanza con la prossima assegnazione delle nuove frequenze Dab, che consentiranno alla Rai di estendere la ricezione della nuova radiofonia digitale in tutta Italia”. Lo ha detto ieri Stefano Ciccotti, Chief Technology Officer della Rai, nel corso della presentazione dei palinsesti 2022 – 2023 di Rai Radio a via Asiago.

“La chiusura della rete in onda media è stata sancita nel 1998 con l’approvazione dei campi elettromagnetici più stringenti in Europa. I nuovi limiti dei campi elettromagnetici hanno reso gli impianti originali incompatibili con la proliferazione dei centri abitativi. Pertanto da allora la Rai ha proceduto a ridurne la potenza e progressivamente il numero fino a giungere negli ultimi anni a una rete residuale in grado di servire meno del 20 % del territorio nazionale“, ha aggiunto Ciccotti.

La delibera Agcom di luglio 2022

Nella delibera AgCom con cui a luglio è stato approvato il Piano nazionale provvisorio di assegnazione delle frequenze in banda Vhf-III per il servizio di radiodiffusione in tecnica digitale Dab+ (Pnaf-Dab) si legge che sono state previste tre reti in ambito nazionale con struttura isofrequenziale per macroaree di diffusione, 54 reti in ambito locale con copertura regionale, di cui 27 decomponibili in sub-bacini, 36 reti in ambito locale con copertura pluri-provinciale o provinciale.

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Il piano era rubricato provvisorio in quanto è rimasto aperto, sotto il coordinamento del Mise, un tavolo negoziale internazionale per la pianificazione delle frequenze lungo il bacino adriatico, all’esito del quale potrebbero essere riviste, dove necessario, alcune attribuzioni di frequenza all’Italia.

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