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Scontro su Internet. Maroni: meglio un ddl

Disegno di legge e non decreto legge: il ministro degli Interni corregge il tiro sulla stretta al Web nel post-aggressione al premier. Bernabè, Ad di Telecom Italia: “Costringere il Web in un vincolo di tipo giuridico, contraddizione in termini”

16 Set 2009

Disegno di legge e non decreto legge: il ministro degli Interni
Maroni fa marcia indietro sull'annunciata linea del governo
riguardo al giro di vite su Internet. Secondo Maroni non è
previsto nessun reato speciale né interventi censori, ma è
necessaria "una norma che consenta alla magistratura di
rimuovere dal web le pagine in cui la magistratura stessa, e non il
governo, ravvisi un reato ad esempio di apologia o di
istigazione".

"Internet è il regno della libertà e non può essere
costretto in vincoli di tipo giuridico". E' il commento
dell'Ad di Telecom Italia, Franco Bernabè, alla notizia di
un'eventuale giro di vite annunciato dal governo dopo
l'aggressione a Silvio Berlusconi. "Costringere Internet
in un vincolo di tipo giuridico è una contraddizione in termini –
ha detto l'Ad di Telecom Italia intervenendo al "Working
Capital Camp" di Milano -, significa non sapere cosa sia
Internet e cosa rappresenti la sua evoluzione". Secondo
Bernabè un'eventuale costrizione di Internet con norme
legislative "è una notizia che farà poca strada e per poco
tempo".

Sulla possibile stretta sul Web allo studio del governo e
annunciata ieri dal ministro degli Interni, Roberto Maroni,
interviene anche Tito Boeri, economista all'università
Bocconi. Oscurare i siti web "sarebbe un'operazione
gravissima, non è possibile in nessun modo impedire la libertà di
espressione su Internet".
"Sappiamo tutti com'è facile sfuggire ai filtri imposti –
ha proseguito Boeri – non ci sono riusciti nemmeno in Cina dove
c'è pure la pena capitale, sarebbe un fatto gravissimo per il
segnale che verrebbe dato anche dal punto di vista culturale
perché vorrebbe dire limitare la democrazia su Internet, ed è un
messaggio pesante anche per il clima che si respira nel
paese".

"Noi vogliamo rasserenare il clima e evitare forzature che non
sono opportune in questo momento – ha detto oggi il titolare del
Viminale, a seguito dell'incontro con il presidente dei
deputati Pd, Dario Franceschini -. Per ciò, dopo aver ascoltato
vari esponenti dell'opposizione, io non ho obiezioni a che si
proceda con un disegno di legge e non con un decreto per consentire
al Parlamento di discutere una materia così delicata". Il
ministro ga inoltre detto ai cronisti di stanza in
Transatlantico,che oggi incontrerà alle 17 il presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano "anche per discutere di questo
argomento". "non sono contrario alla scelta del disegno
di legge chiesto dall'opposizione se il parlamento garantisce a
questo provvedimento una corsia preferenziale", ha
concluso.

Intanto, secondo indiscrezioni, nelle riunioni che si sono tenute
nelel agiornata di ieri al ministero, sarebbero state messe sul
tavolo tutte le difficoltà di un intervento che andrebbe ad
incidere – come ha ammesso lo stesso ministro -sulla libertà dei
cittadini, arrivando alla conclusione che l'unica possibilità
concreta è quella di cercare di rendere più difficoltosa la
navigazione verso certi siti. Un po' come accade per quelli
pedopornografici.

Nel corso dell'informativa il titolare del Viminale ieri aveva
precisato che è allo studio "una norma che dia potere
effettivo alla magistratura, che credo sia l'organo più
competente a decidere non se ci sono semplicemente dei messaggi
violenti, ma se quei messaggi integrino o meno dei veri e proprio
reati". Il ruolo del Gip sarebbe ipotizzato nei casi in cui
c'è la necessità di evitare che sul web si compiano attività
di istigazione a delinquere e apologia di reato. L'informativa
degli investigatori che monitorano costantemente la rete non
arriverebbe ai Pm ma ad un giudice che, con un provvedimento
motivato, ordinerebbe agli amministratori la chiusura del blog, del
sito o del gruppo.

In caso di mancato rispetto dell'ordine, scatterebbe la
sanzione. Per quanto riguarda i siti registrati all'estero,
infine, si seguirà come ora la strada della rogatoria
internazionale.

La precisazione di Maroni sul ddl ha subito generato reazioni
dell'opposizione. "Prendiamo atto della precisazione del
ministro Maroni che ha escluso l'introduzione di nuovi reati
speciali per il web, tuttavia annuncia leggi quantomeno inutili –
afferma Roberto Zaccaria, vicepresidente della Commissione Affari
Costittuzionali della Camera -. La magistratura, se ravvisa
l'esistenza di un reato a mezzo web, già oggi può intervenire
sui gestori e sui contenuti. Dunque mi pare che il governo si sia
messo in un vicolo cieco, dovendo fare marcia indietro rispetto ai
propositi di limitazioni di libertà su Internet. Ci auguriamo solo
che la rete non sia toccata, per nessun motivo e senza alcun
pretesto".

Ma oscurare i siti, anche se violenti, è davvero fattibile? A
rispondere alla domanda Anna Vaccarelli, ricercatrice
dell'Istituto di informatica e telematica del Consiglio
nazionale delle ricerche. “Si tratta di una pratica tecnicamente
difficile ma "possibile – spiega – Il problema è che è
sostanzialmente inutile”.

Del resto, secondo Vaccarelli del Cnr, "in generale
l'operazione di oscuramento è fattibile seppur complessa –
dice la ricercatrice – anche perché contrasta con la stessa natura
del mezzo, progettato sin dalla nascita proprio per favorire la
maggiore diffusione possibile delle informazioni, con protocolli
che sfuggono ad ogni forma di controllo".

Se e quando una pagina viene oscurata, ad esempio, per spostarla da
un'altra parte basta un clic. Però “associare il concetto di
fisicità al Web è fuorviante e anche un po' ingenuo –
rimarca la Vaccarelli -. Ricordate quando l'Agenzia delle
entrate decise di rendere disponibili online i redditi dei
contribuenti? Dopo l'intervento del Garante della privacy, la
pubblicazione fu sospesa, peccato che quei dati fossero già stati
scaricati e messi a disposizione di altri sul web. Lo stesso vale
per i siti stranieri di scommesse online: quelli non autorizzati
dai Monopoli di Stato sono stati oscurati ma è successo che gli
utenti più smaliziati, anche dopo l'oscuramento, riuscissero
ad arrivarci grazie ad una tecnologia ad hoc".

Senza dimenticare che a disposizione del 'cattivo' che non
vuole essere beccato ci sono innumerevoli sistemi di
anonimizzazione che fanno il giro del mondo e che rendono
praticamente impossibile trovare la persona fisica che ha immesso
in rete certi contenuti. “Esiste tutta una serie di luoghi
virtuali dove circolano informazioni a getto continuo: blog,
myspace, social network, youtube, tenere sotto controllo tutto è
più che complicato, è impossibile – ricorda la ricercatrice -.
Non si può oscurare un sito tout court, bisogna guardare quello
che c'è dentro, e immaginare che la polizia postale possa fare
un lavoro non mirato come quello che fa ad esempio sulla
pedornografia ma generico, teso alla ricerca di tutti i contenuti
violenti, appare impensabile".

Se si considera, infine, che sul web non esiste diritto di oblio e
che “quel che viene immesso in rete ci resta praticamente per
sempre, compresi certi video pure rimossi – conclude – ne
consegue che l'unico modo per arginare certi fenomeni sarebbe
lavorare sull'educazione, spiegare agli utenti che internet non
e' uno spazio franco dove tutto è possibile, che i
comportamenti scorretti o illegali nella vita sono scorretti e
illegali anche on line”.

Ieri anche illeader dell’Udc, Pierferdinando Casini, aveva
postato sul suo blog un messaggio "Guai a promuovere
provvedimenti illiberali – si legge -. Le leggi esistenti già
consentono di punire le violazioni. Negli Usa Obama riceve
intimidazioni continue su Internet, ma a nessuno viene in mente di
censurare la Rete".

"Bisogna fare attenzione. C'è già nelle direttive
europee e nello stesso nostro ordinamento la possibilità
d'intervenire, supportata assai efficacemente dalla Polizia
delle Comunicazioni". Aveva affermato Vincenzo Vita,
vicepresidente della commissione Cultura

"Non si cada, volendolo o meno, nella censura. Il ministro
dovrebbe, tra l'altro, spiegare come sia possibile oscurare
intere piattaforme di comunicazione in ragione del loro utilizzo
per la pubblicazione di contenuti illegittimi. È semplicemente
impraticabile, perché in contrasto con i più elementari principi
costituzionali e con lo stato di diritto".

Intanto Facebook ha già fatto sparire i gruppi pro-Tartaglia e
quelli fasulli pro-Berlusconi. Mentre è giallo sulle foto del
premier ferito che non si trovano più su Google.