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Scott Jovane: “Privacy online, la chiave è il buon uso dell’Ict”

Mercato e istituzioni a confronto sul tema della protezione dei dati personali in un convegno organizzato da Microsoft e Glocus. L’ad della filiale italiana di Redmond: “L’innovazione tecnologica tutela gli utenti”

22 Set 2011

Il tema della privacy continua ad essere al centro
dell’attenzione degli internauti italiani: il 92% degli
utilizzatori abituali della Rete, infatti, è consapevole delle
possibili criticità – ma ben il 51% ritiene che la privacy sia
sempre a rischio, sia nella vita online sia in quella offline,
contro un 35% (percentuale che sale al 47% nel caso dei giovani)
che considera invece la Rete un ambiente meno sicuro. Furto di dati
bancari (68%) e di dati sensibili (66%), seguiti dal timore di
lettura della posta elettronica (30%), tracciabilità degli
spostamenti grazie alle nuove tecnologie di geolocalizzazione (12%)
fino al monitoraggio dei siti visitati in Rete (12%) sono le
violazioni che suscitano preoccupazioni tra gli utenti.

E per tutelarsi? Gli utenti online si affidano prevalentemente a
comportamenti di buon senso quali l’utilizzo di password
complesse (57%), la non lettura di mail sospette (57%) o
l’installazione e l’aggiornamento di firewall e anti-virus
(55%), mentre risultano meno utilizzate le innovative funzioni
legate alle caratteristiche del browser come la possibilità di
tenere sotto controllo i cookies (10%) o settare il livello di
protezione (11%). E’ grande, infine, la fiducia che ripongono
negli enti (58%) o Istituzioni Politiche (22%), considerati
responsabili della tutela delle privacy.

Sono solo alcuni dei principali risultati emersi dal’indagine
“Instant Poll sull’Online Privacy”, presentata oggi
nell’ambito del convegno “Tutela del consumatore e sviluppo
delle nuove tecnologie”, promosso da Microsoft Italia, in
collaborazione con Glocus e Fondazione Magna Carta, presso la
Camera dei Deputati.

I lavori del convegno sono stati aperti da Pietro Scott Jovane,
amministratore delegato di Microsoft Italia e sono proseguiti con
la presentazione dei risultati della ricerca a cura di Laura
Salvaderi, Istituto di Ricerca Synovate.
“La Rete è uno straordinario strumento che continua a
rivoluzionare il nostro modo di vivere, lavorare, informarci,
relazionarci – ha sottolienato Scott Jovane – Da sempre, il
nostro impegno è di offrire soluzioni per poter sfruttare appieno
tutte le potenzialità della tecnologia, ma, nel contempo,
garantire la massima sicurezza e privacy dei consumatori. In
particolare, abbiamo migliorato il livello di privacy del nostro
browser, la porta di accesso al ricco mondo della rete, dando agli
utenti nuovi strumenti per tutelarli dai rischi provenienti dal
monitoraggio delle loro attività di navigazione online. Siamo
pertanto convinti che attraverso la continua evoluzione
tecnologica, unita a una proficua e continuativa collaborazione tra
aziende e istituzioni sul tema, si possa favorire l’innovazione
del paese tutelando nel contempo la privacy dei consumatori
”.

Alla tavola rotonda moderata da Pietro Paganini, Segretario
generale dell’Istituto Italiano per la Privacy, hanno partecipato
Linda Lanzillotta, Presidente Glocus, Gaetano Quagliariello,
Presidente d’Onore Fondazione Magna Carta, Rosario Imperiali,
Presidente Comitato Scientifico Istituto Italiano Privacy, Luigi
Montuori, Vice Segretario generale Dipartimento comunicazione e
telematiche – Garante per la protezione dei dati personali, Pietro
Giordano, Segretario Generale Adiconsum.
La ricerca, interessante punto di partenza per il confronto sul
tema e la condivisione delle sfide per la tutela del consumatore
tra tutti i presenti, è stata condotta con l’obiettivo di
approfondire l’utilizzo di Internet da parte degli utenti stessi,
comprendere il loro livello di consapevolezza in merito al tema
della privacy online e indagare il ruolo delle Istituzioni e
dell’industria sul tema.

Dalla ricerca è emerso, infatti, un utilizzo sempre più diffuso e
differenziato della Rete: gli internauti italiani dichiarano, nel
93% dei casi, di navigare tutti i giorni, tramite Pc da casa (95%)
o dal luogo di lavoro (48%), per una media di circa 2 ore e 40
minuti per ogni volta che ci si connette. Utilizzano Internet per
numerose e differenti tipologie di attività in ambito
entertainment, servizi, informazione: posta elettronica (93%),
ricerca di informazioni (83%), social networking (63%), acquisti e
pagamenti bollette (53%), messaggistica istantanea (50%),
partecipazione a community e forum online (45%), musica e video
online (38%), gaming online (38%).

"Sono convinta che la privacy dei dati in rete sia una delle
policy più importanti per dare fiducia al mercato, ma in primis ai
cittadini/consumatori/utenti della rete – ha detto la Lanzillotta
nel suo intervento – Sul piano internazionale, il legislatore e
l’autorità devono farsi carico di stabilire regole per garantire
agli utenti/aziende la loro privacy ed, al tempo stesso, far
crescere l’economia digitale. Il cloud è solo un “casus
belli” ed un domani, in presenza di nuove evoluzioni, ci
troveremo di fronte ad ulteriori progressi e mezzi. Per questo,
l’innovazione non può prescindere da una governance della
privacy, né tanto meno dalla sicurezza del web”.

Spazio anche ali consumatori. "Internet è ormai uno strumento
di comunicazione universale utilizzato da tutti, compresi coloro
che non hanno conoscenze tecnologiche specifiche e che non sono in
grado di difendere la propria privacy – ha spiegato Pietro
Giordano, segretario generale Adiconsum – Le grandi aziende
informatiche hanno, quindi, il dovere di inserire fra le loro
attività la tutela del singolo cittadino con strumenti
trasparenti, di facile uso e soprattutto di comprovata
funzionalità. Per riuscirci non possono operare da soli, ma devono
creare relazioni stabili con chi rappresenta gli interessi dei
consumatori per realizzare un dialogo fattivo, che garantisca una
diffusa e corretta informazione e produca sistemi e attività di
tutela concordati, che siano, poi, veramente funzionali e
utilizzabili dal consumatore”.

Per Rosario Imperiali, presidente del Comitato Scientifico
dell’Istituto Italiano Privacy “la tecnologia non è un’arma
impropria. Il dibattito tra tecnologie “buone” e “cattive”
talvolta pone in retrospettiva la sostanziale neutralità dello
strumento. Una neutralità che, tuttavia, si gioca pienamente solo
nella fase della ideazione ingegneristica, potendo essere già
compromessa in quelle successive della applicazione industriale e
della implementazione commerciale. Anche il legislatore, per
soddisfare economicità ed efficacia del suo intervento, spinge a
veder inserita la compliance tra gli standard industriali. Per
agevolare questo processo è imprescindibile una nuova alleanza con
la pa, l’impresa ed i consumatori”.

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