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Searching online: Google “premia” chi paga? Scatta l’indagine Ue

L’Antitrust invia un questionario agli inserzionisti per verificare quanto la pubblicità a pagamento sul motore influenzi il posizionamento nelle attività di query. Intanto il dipartimento di Giustizia Usa pronto a ricorrere contro l’acquisizione di Ita Software

14 Gen 2011

Si approfondisce l'indagine dell’antitrust Ue su Google:
Bruxelles vuole capire se Google abbia manipolato i risultati della
ricerca e usato la sua piattaforma di advertising per favorire i
propri affari e mettere in posizione di svantaggio i rivali della
pubblicità online e della Internet search. Le autorità europee
hanno inviato agli inserzionisti un questionario riservato (ma di
cui l’International Herald Tribune ha potuto visionare una copia)
in cui chiede se il colosso americano si comporti in modo scorretto
portandoli più o meno subdolamente a pagare di più per ottenere
un posizionamento migliore nei risultati di ricerca o addirittura
impedendo loro di cambiare partner per la pubblicità.

“Illustrate se, e, nel caso la risposta sia affermativa, in quale
misura, la vostra spesa in pubblicità con Google abbia avuto
un’influenza sul vostro ranking nella natural search”, chiede
il questionario dell’antitrust europeo. “Google vi ha mai fatto
capire che aumentando la spesa in pubblicità avreste migliorato
anche il posizionamento nella ricerca naturale?”, continua il
questionario. Naturalmente Google nega che ci sia relazione tra la
spesa di un’azienda in advertising e il suo ranking sul motore di
ricerca.

Gli investigatori Ue chiedono agli inserzionisti anche di indicare
se hanno automaticamente scelto di avere altri servizi di
advertising con Google, per esempio su mobile, per capire se il
colosso americano stia rapidamente conquistando il predominio anche
della pubblicità sui device mobili, ormai divenuti uno dei canali
principali di accesso al web.

I guai antitrust non sono una novità per Google: proprio in
questi giorni il dipartimento di Giustizia americano starebbe
preparando, secondo il Wall Street Journal, i documenti legali da
portare in tribunale nel caso decidesse di contestare la proposta
di acquisizione di Ita Software da parte di Google. L'accordo
per comprare Ita, l’azienda che produce una tecnologia per
l’online travel usata da molti siti Internet di ricerca e
prenotazione voli, annunciato da Google a luglio 2010, è subito
stato criticato dalla concorrenza come sleale. Il governo ha tempo
fino a febbraio per scegliere se procedere legalmente o approvare
l'acquisizione; per ora nessuna decisione definitiva è stata
presa.

"Stiamo cooperando al massimo col dipartimento della Giustizia
per fornire tutte le informazioni richieste”, ha detto Google;
“noi siamo convinti che questa acquisizione aumenterà la
concorrenza sul mercato”.