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SENTIERI DEL VIDEO. Arrivano le nuvole (ma a volte piove)

18 Lug 2011

Molti di noi si sono convertiti alla posta di Google, Gmail.
Completamente gratuita, veloce, capace di trasportare allegati di
grandi dimensione, si è progressivamente sostituita a tanti
provider piccoli e medi, dalle tecnologie spesso antiquate e
capricciose. Ci siamo abituati anche al fatto che la posta, in
ingresso e in partenza, non è più residente su un computer (e
solo su quello), ma è “cloud”: sta in qualche nuvola in cielo
(più prosaicamente in un server remoto) a cui accediamo da
qualunque computer al mondo. Possiamo guardare la nostra posta con
Gmail da qualsiasi luogo al mondo avendo sott’occhio tutta la
corrispondenza, e qualche volta ci mandiamo per email un documento
di cui potremmo avere bisogno, per essere sicuri di non perderlo e
di poterlo consultare in ogni momento.

I punti deboli sono tutti legati alla privacy e alla sicurezza: se
domani Gmail per qualche motivo smettesse di funzionare, noi
perderemmo tutta la storia dei nostri contatti recenti, e ci
accorgeremo di non avere, in nessun luogo fisico, copia dei nostri
documenti. Qualche scricchiolio nel funzionamento di Gmail si
avverte, e molti si ricordano che è buona norma mantenere una
copia di riserva di tutti i nostri file. Si sono così diffusi
sistemi per il backup delle email, come GMail Backup
(www.gmail-backup.com/), IMAPSize (www.broobles.com/imapsize/),
Backupify (www.backupify.com/), Mail Fetcher, una funzionalità di
Gmail
(http://mail.google.com/support/bin/answer.py?answer=21289).
La cosa migliore rimane quella di lavorare su Gmail offline, ma non
tutti i browser lo supportano, ad esempio il browser Safari su Mac,
anche di ultima generazione. Bisogna usare Firefox.

Un’altra soluzione è quella sincronizzare tutti i computer con
cui lavoriamo e disporre su qualche nuvola di una copia completa,
per poter prelevare all’occorrenza quello che ci serve. Ci sono
servizi “cloud” che ci permettono di parcheggiare i dati in un
ambiente esterno, ad esempio in www.wuala.com o www.dropbox.com.
Adesso si annuncia “Nuvola italiana” di Telecom Italia; per
adesso molti di noi tentano la via dell’archiviazione gratuita e,
prima o poi, si vedono chiedere dei soldi perché la loro quota
gratuita è piena.

Speriamo di poter presto combinare efficacemente la funzione backup
e la conservazione in un server remoto (“cloud”) che magari ci
affitta anche un software che non abbiamo, pagando a consumo e
senza spendere un patrimonio. Ma la nuvola è sicura? Recenti
blackout dalle parti di Aruba ci dicono che forse è meglio
investire 150 euro in un hard disk esterno da 1-2 terabyte, su cui
fare una sincronizzazione ad ogni apertura del computer. Insomma la
nuvola va bene, ma è meglio anche avere l’ombrello aperto.