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Sky sul digitale terrestre, Romani bersaglio di polemiche

Bagarre sulla decisione del ministro dello Sviluppo economico di rivolgersi al Consiglio di Stato per un parere sulla “reciprocità tra Stati” in vista della gara per i multiplex. La denuncia dell’opposizione: “Il governo cerca di impedire in extremis l’ingresso di Sky nel nuovo mercato”

10 Dic 2010

E' polemica sulla decisione del ministro dello Sviluppo
economico, Paolo Romani, di rivolgersi al Consiglio di Stato per
chiedere un parere sulla “reciprocità tra Stati” in vista
della gara per i multiplex del digitale terrestre.
L'opposizione, in testa il responsabile comunicazioni del Pd
Paolo Gentiloni, denuncia il tentativo del governo “di impedire
in extremis l'ingresso di Sky” nel nuovo mercato,
“nonostante il via libera dell'Unione Europea' e parla di
'ennesimo episodio del conflitto di interessi”.

La richiesta di parere “è obbligatoria”, replica il ministero,
e serve a garantire l'emanazione in tempi rapidi del bando di
gara, che dovrà essere sottoposto in ogni caso all'Europa. Lo
scontro aggiunge un nuovo capitolo alla complessa vicenda che ha
visto un lungo braccio di ferro tra il governo e la Commissione
europea, prima del via libera di Bruxelles alla partecipazione di
Sky alla gara per la quale Agcom ha appena varato la versione
definitiva del regolamento. La tv di Rupert Murdoch potrà
concorrere per il lotto di tre multiplex riservati ai nuovi
entranti, mentre Rai, Mediaset e Telecom, già presenti sul
digitale, potranno gareggiare per le altre due reti in palio.

Spetta a questo punto al ministero mettere a punto disciplinare e
bando. Romani chiede al Consiglio di Stato un parere “per
sgombrare ogni possibile equivoco su come debba essere inteso il
principio della reciprocità tra Stati – spiega il ministero – con
particolare riferimento, ovviamente, a quelli extra Ue”.
Difficile non pensare a News Corp, media company americana
ampiamente radicata in Europa e che fa capo al magnate australiano
Murdoch. A quanto si apprende, i giudici di palazzo Spada si
pronunceranno lunedì 20 dicembre: intanto però si sarebbero
rivolti alla stessa Agcom per acquisirne le osservazioni. Un
quesito al quale l'organismo di garanzia dovrà evidentemente
rispondere entro il 20.

“Se venisse confermato il tentativo da parte dell'esecutivo
di utilizzare il fatto che Sky sia un'azienda Usa per mettere i
bastoni tra le ruote alla crescita di un concorrente di Mediaset ci
troveremmo davanti ad un comportamento sbalorditivo”, attacca
Gentiloni. 'Tanto più perché, dopo anni che Sky opera in
Italia, il governo all'improvviso avrebbe deciso di muoversi in
questa direzione. Se cosi' fosse – dice ancora l'ex
ministro delle Comunicazioni – sull'altare del conflitto di
interessi, il governo non esiterebbe, unico in Europa, a
contrastare gli investimenti di imprese Usa nel settore della
comunicazione'.

Protestano dal Pd anche Luigi Zanda e Vincenzo Vita, mentre
l'Idv Pancho Pardi parla di 'ennesima prova del conflitto
di interessi del premier Berlusconi'. La necessita' di
verificare le condizioni di reciprocita', replica il ministero,
riguarda 'tutti i soggetti non appartenenti all'Unione
Europea interessati a partecipare alla gara. La richiesta di parere
e' obbligatoria in previsione di un beauty contest di rilevanza
internazionale in un settore vitale come quello dei media' e lo
scopo "è fare chiarezza, con una risposta sollecita e
tempestiva, prima dell'avvio della gara, in modo da garantire
tutti i futuri partecipanti già nella fase di predisposizione del
bando che sara' comunque preventivamente inviato alla
Commissione europea prima della sua emanazione".

Ma Gentiloni controreplica: 'Qualora il parere evidenziasse una
mancanza di reciprocita', c'e' il rischio che venga
utilizzato con l'obiettivo di impedire quell'ingresso di
Sky nel digitale terrestre che l'Ue ha da poche settimane
autorizzato'

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