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Sky sul digitale terrestre, Telecom ricorre alla giustizia Ue

La società chiede di annullare “per difetto di motivazione” la decisione con cui, il 20 luglio scorso, la Commissione autorizzava la tv di Murdoch a partecipare al beauty contest per l’assegnazione di multiplex

22 Dic 2010

Telecom Italia ha chiesto alla Corte di giustizia Ue di annullare
la decisione con cui, il 20 luglio scorso, la Commissione europea
ha autorizzato Sky a partecipare alla prossima gara per
l'assegnazione delle frequenze per il digitale terrestre. Lo
segnala la stessa Corte precisando che la causa è stata introdotta
presso il Tribunale Ue.

A presentare il ricorso sono state le società Telecom Italia Media
Broadcasting e Telecom Italia Media. Anche Prima Tv, a quanto si è
appreso, ha deciso di impugnare la decisione della Commissione
europea che, per i ricorrenti, sarebbe viziata di “sviamento di
potere”, “difetto di motivazione” e di “istruttoria”.

Inoltre, secondo quanto emerge dai ricorsi, la Commissione,
violando le forme procedurali essenziali e travisando i fatti,
avrebbe erroneamente individuato le circostanze eccezionali idonee
a giustificare la modifica degli obblighi imposti a Sky nel 2003,
quando Bruxelles fissò precise condizioni per dare il via libera
alla nascita di Sky Italia. Tra i vari paletti fissati
all'epoca, c'era anche quello che vietava a Sky di entrare
nel mercato del digitale terrestre fino al 31 dicembre 2011.

Ma lo scorso luglio, la Commissione, su richiesta di Sky, aveva
accettato di modificare la sua decisione e permettere
all'emittente del gruppo di Rupert Murdoch di partecipare alla
gara per l'aggiudicazione di un solo multiplex a condizione di
trasmettere in chiaro per cinque anni. Bruxelles ha
'”giustificato” il via libera a Sky con le mutate
condizioni del mercato. A fronte di ciò Telecom e gli altri
ricorrenti ricordano ora che nel 2003 la Commissione aveva
obbligato Sky a dismettere frequenze analogiche e digitali e a non
intraprendere alcuna attività sulla piattaforma digitale
terrestre, né come operatore di rete né come fornitore di
contenuti.

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