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“Sparire” dal Web. Bruxelles apre un’indagine

La Ue è in trattative con Google per fissare un tempo massimo per la conservazione dei dati. E Mountain View propone un anno

18 Gen 2010

Il passato ritorna, soprattutto nella sua dimensione virtuale: su
Internet è impossibile cancellarlo. “Una battuta disinvolta in
un forum, una foto ambigua, una notizia sullo stato di salute,
basta una manciata di bite e la nostra e-reputation è segnata”,
leggiamo su Affari e finanza di Repubblica. Internet è come una
memoria storica che, grazie a tecnologie sempre più invadenti e
favorita dalla tendenza di molte persone a condividere online
porzioni anche vaste e delicate della propria vita, diventa “alla
portata di tutti, per sempre”, con possibili conseguenze, nel
tempo, per carriera, amicizie e affetti. La pratica di cercare su
Google notizie sugli altri è diffusa tra il 53% degli americani,
secondo la società di ricerca Pew.
Dove finisce dunque il diritto all’informazione e inizia la
privacy?

La questione è spinosa tanto da spingere Viviane Reding,
commissario europeo all’Informazione, ad aprire una trattativa
con Google. “La legge europea è chiara”, secondo la Reding;
“non si possono usare dati personali senza il consenso
dell'interessato”. L'Ue vorrebbe fissare un tempo massimo
per la conservazione dei dati e il gigante americano avrebbe
proposto un periodo di un anno. La Francia, dove due senatori della
sinistra hanno firmato a fine 2009 una proposta di legge per
fissare un tempo massimo per la conservazione dei dati, già offre
una procedura per cancellare le informazioni personali sul web ma
è complessa, scoraggia molti e non garantisce successo.

L’applicazione del diritto all’oblio digitale si scontra
infatti con non pochi ostacoli tecnici, per esempio il
copia-incolla su altri siti di informazioni soppresse alla fonte.
Inoltre Google si è sempre dichiarata contraria a ogni
“censura”. Infine, è difficile agire se l’utente è in
Europa ma il sito con le informazioni da rimuovere ha sede negli
Usa. Esistono comunque aziende che si occupano di “ripulitura”
su web: l’americana Reputation Defender ha fatto da apripista (60
dipendenti, oltre 1 milione di dollari di fatturato); in Italia ci
si può rivolgere a Reputation Manager.