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Sul tavolo di Romani il caso Dahlia Tv

Contatti tra l’Mse e il vertice della società per una verifica delle “intenzioni degli azionisti”. Senza una ricapitalizzazione la pay tv a rischio chiusura. Intanto i lavoratori di Raiway lanciano un allarme: a rischio il digitale terrestre pubblico

10 Gen 2011

Turbolenze in corso nella tv italiana alla vigilia
dell'assegnazione dei multiplex da parte del ministero dello
Sviluppo economico. Mentre il Paese affronta il completamento del
digitale terrestre si fa scivolosissimo il terreno per Dahlia Tv,
la pay di proprietà della famiglia Wallemberg (e per il 10% di
Telecom Italia Media), anche i lavoratori della Rai lanciano un
allarme: il Piano industriale di Masi, dicono, mette in pericolo i
tempi e la realizzazione del digitale terrestre nella tv
pubblica.

Sulla vicenda Dahlia ora è a lavoro il ministero dello Sviluppo
Economico: su indicazioni di Paolo Romani gli uffici del dicastero
di via Veneto hanno preso contatto con i vertici dell'emittente
"per un primo esame delle difficoltà in atto e per verificare
col management dell'azienda le intenzioni degli
azionisti", come si legge in un comunicato del ministero.
"Nell'ambito delle proprie competenze e della sua
ordinaria azione di promozione e tutela del tessuto produttivo –
prosegue la nota – il Ministro farà quanto è nei suoi poteri per
salvaguardare la permanenza di una realtà imprenditoriale, basata
tra l'altro su investimenti a maggioranza stranieri, nel
giovane mercato della tv digitale".

Per salvare Dahlia Tv dal rischio chiusura a due anni dalla nascita
serve infatti una ricapitalizzazione da parte degli svedesi. Ma una
delle ipotesi alternative ventilate nelle scorse settimane riguarda
un ricongiungimento a Telecom Italia Media che potrebbe così
disporre della pay tv per una futura vendita.

La crisi per la tv, fondata grazie all'acquisizione da parte
degli svedesi di Air Plus del pacchetto pay tv di Telecom Italia
Media, pacchetto che comprendeva anche i diritti di trasmissione su
cinque squadre di calcio di serie A e tutta la B, è cominciata con
le nuove regole stabilite dalla Lega Calcio per l'assegnazione
dei diritti. La meccanica della nuova modalità ha avvantaggiato
Mediaset(che ha potuto scegliere le prime dieci squadre) e
danneggiato Dahlia che ha dovuto accontentarsi delle seconde
quattro rinunciando anche al pezzo forte Fiorentina.

Lanciano l'allarme intanto i lavoratori di Raiway che
"temono per il futuro del servizio pubblico e di conseguenza
per il loro posto di lavoro – così dichiarano in una nota
congiunta Slc Cgil, Uil.com Uil, Ugl Telecomunicazioni e
Snater.
“Il lavoro e la qualità del prodotto sono strettamente legati
alla proprietà delle infrastrutture – dice la nota -. Le torri,
che secondo il Piano Industriale dovrebbero essere cedute, sono lo
strumento fondamentale per la diffusione del segnale e, negli
ultimi anni, anche un importante elemento di business. Reputiamo le
torri strumenti irrinunciabili per la funzione del servizio
pubblico.”

“Raiway costa alla capogruppo 165 milioni l’anno per la
gestione della rete trasmittente, ma ricava da altre emittenti ed
aziende di comunicazione una somma di 39 milioni di euro annui tra
ospitalità ad altri operatori tv – radiomobili e nolo circuiti –
proseguono i sindacati. Nel piano industriale è stato preventivato
un ricavo di 300 milioni di euro derivante dalla vendita
dell’asset, ossia meno della metà dell’importo che sarebbe
stato riscosso dalla Rai con la vendita del solo 49% nel 2001 e che
le avrebbe consentito un cospicuo autofinanziamento, mantenendo
comunque la quota di maggioranza dell’azienda.”

“RaiWay è una delle poche società del Gruppo Rai ad aver chiuso
l’anno 2009 in attivo e ad aver prodotto risparmio per milioni di
euro grazie alla spinta e disponibilità dei dipendenti e dei
sindacati a internalizzare attività rinunciando ad appalti
onerosi. Per questo non solo è assolutamente incomprensibile la
volontà di fare cassa con un tale patrimonio per poi dover
affrontare un affitto pesantissimo, ma apre seri interrogativi
sulla gestione amministrativa dell’azienda e sui controlli che su
di essa devono esercitare gli organi competenti.

“Non da ultimo – ricorda la nota – il termine per la completa
digitalizzazione del territorio nazionale, fissato per legge a
dicembre 2012, è stato anticipato dal ministro Romani al 2011:
tale operazione costa milioni di euro alla Rai.”

“Per questo le organizzazioni sindacali chiedono al DG ed al CDA,
che dal piano industriale vengano stralciate le esternalizzazioni e
le cessioni. Raiway può incrementare fortemente le entrate,
proponendosi ai nuovi assegnatari delle frequenze digitali come
operatore di rete. Tale processo virtuoso, oltre a produrre
introiti ingenti, potrebbe consentire anche la necessità di
ulteriori assunzioni e l’aumento delle capacità professionali e
produttive”.