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TRIPWIRE. Carta stampata, quella “renitenza” all’hi-tech

18 Ott 2010

Ha fatto rumore Ferruccio de Bortoli, direttore del Corsera,
scrivendo alla redazione. Su otto doglianze del direttore, quattro
concernono l’IT: “Non è più accettabile che parte della
redazione non lavori per il web o che si pretenda per questo una
speciale remunerazione. […]Non è più accettabile
l’atteggiamento, di sufficienza e sospetto, con cui parte della
redazione ha accolto l’affermazione e il successo della web tv.
Non è più accettabile, e nemmeno possibile, che l’edizione Ipad
non preveda il contributo di alcun giornalista professionista
dell’edizione cartacea del Corriere della Sera. Non è più
accettabile la riluttanza con la quale si accolgono programmi di
formazione alle nuove tecnologie”.

Chi non cambia sarà cambiato, sembra voglia dire De Bortoli. Per
noi fu sorprendente un’azienda giornalistica leader, impastoiata
di conservatorismo. Punzecchiavamo la PA, convinti che tali
infezioni le fossero peculiari. Poiché tuttavia chi non cambiò a
via Solferino, non fu cambiato e non sarà cambiato facilmente, ne
siamo certi, siamo altrettanto certi che un’importante fascia
dell’imprenditoria privata sia affine alla PA. L’outing di de
Bortoli fa supporre che altri settori dell’imprenditoria
resistano all’hi-tech più di quanto declamino i bilanci. Chi
dubiti, ricordi il primato degli infortuni sul lavoro. Rammentiamo
gli asfissiati nelle cisterne tossiche. Si fanno passare per
fatalità quando basterebbero dei sensori; così come sulle
impalcature, nelle fonderie e ovunque il lavoro sia pericoloso. Il
conservatorismo fa danni più gravi del semplice sbarrare le porte
ai giovani: li uccide, li sottomette, educandoli al cinismo dei
padri.

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