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Tv locali, digitali ma consorziate?

Tutti insieme su uno stesso multiplex per difendere gli investimenti e non disperdere frequenze. L’ipotesi rimbalza dal Forum Aeranti-Corallo che lancia l’allarme. Rossignoli:  “Settore a rischio”. Romani: “Necessario il Piano frequenze a patto che tuteli la storia delle locali”

25 Mag 2010

Consorziarsi per sopravvivere? E’ l’interrogativo che rimbalza
dal Radio-tv Forum 2010 di Aeranti-Corallo, l’associazione che
riunisce 985 imprese del settore, in corso a Roma fino a tutta la
giornata di domani con workshop, tavole rotonde, relazioni che
fanno il punto su un momento bollente per l’arcipelago delle 580
televisioni italiane. Bollente perché stretto in un passaggio
difficile. Fra la necessità di investire per adeguarsi alla
piattaforma digitale e il doppio impasse che fa salire la febbre
nell’intero comparto: l’approvazione del nuovo Piano frequenze
(che domani approda sul tavolo del Consiglio di Agcom) e le nuove
regole per il posizionamento automatico sul telecomando digitale
(Lcn). Il tutto, mentre la Commissione europea sta per dare l’ok
all’ingresso anticipato di Sky sul digitale (creando un nuovo
temibile concorrente) e mentre, sempre dal fronte Ue, si fa
pressione sugli Stati affinché il dividendo digitale venga
destinato alla banda larga mobile.

L’ipotesi consorzio viene rilanciata dal viceministro alle
Comunicazioni, Paolo Romani. Pur ammettendo che le frequenze
costituiscono un “asset prezioso” non è pensabile che si
sfruttino risorse solo “al 40, 50 o 60%” ripetendo lo stesso
programma (a svolte solo un logo) su diversi canali. Dunque “le
emittenti si possono consorziare per utilizzare uno stesso Mux”.
Le frequenze, dice il viceministro, “sono un bene di
tutti”.

Per quanto riguarda il nuovo Piano frequenze si tratta, secondo
Romani, di un atto “necessario” anche in prospettiva di un
utilizzo efficiente delle risorse. L’authority, dice Romani, deve
però “realizzare un piano complessivo di inserimento senza
ignorare 30 anni di storia di emittenti locali italiane”. Il
viceministro non risparmia ancora una volta un attacco
all’indirizzo di Agcom dove c’è perfino qualche “scienziato
che crede di poter risolvere tutto immettendo qualche dato nel
computer”.

Dal settore arrivano segnali d’allarmi. ''Non è
possibile accettare un passaggio al digitale che determini la
chiusura di moltissime imprese operanti da oltre 35 anni, con
evidenti ripercussioni per il pluralismo del settore, per
l'informazione e per l'occupazione lavorativa''
dice Marco Rossignoli, coordinatore Aeranti-Corallo e presidente
Aeranti. L’associazione, dice Rossignoli, ha proposto che
l'Agcom preveda dieci numerazioni per le tv locali subito dopo
quelle delle reti nazionali analogiche; che vengano
complessivamente previste 50 numerazioni per le locali tra le prime
100; che venga adottata analoga impostazione anche per gli archi
101-200 e 201-300; e che l'intero settimo arco di numerazione
(601-700) venga assegnato alle ulteriori offerte delle emittenti
locali. ''Corretta ma tardiva'' l'iniziativa di
un sondaggio circa la penetrazione territoriale delle tv locali
(che nelle aree già digitalizzate non e' ovviamente piu'
possibile realizzare), per Rossignoli con lo sviluppo delle nuove
piattaforme la tv analogica terrestre viene ricevuta da un numero
sempre minore di utenti e pertanto ''in mancanza di
conversione al digitale, e' prevedibile in tempi brevi
l'azzeramento degli ascolti delle tv locali, con evidenti
conseguenze sul piano della raccolta pubblicitaria''.

Grande preoccupazione fra le locali per il nuovo Piano frequenze,
basato “su criteri completamente diversi da quelli in precedenza
adottati dalla stessa autorita' nelle sei aree gia' oggi
digitalizzate – dice Rossignoli -. Tale piano e' per noi
assolutamente inaccettabile, in quanto riduce enormemente le
risorse frequenziali e di conseguenza molte emittenti locali non
potrebbero piu' operare neanche nelle sei aree gia'
digitalizzate''.

Torna all’ipotesi consorzio anche il commissario Agcom Nicola
D’Angelo: “Non è ammissibile assistere al non uso delle
risorse assegnate”. Una strada d’uscita può essere
rappresentata “dalla cessione della capacità trasmissiva
eccedente” oppure dal consorzio per uno stesso multiplez. “Non
è giusto lo spreco delle risorse. Per quanto riguarda la nuova
pianificazione delle frequenze secondo D’Angelo le associazioni
delle emittenti locali dovrebbe cominciare a pensare in un’ottica
a lunga scadenza. Proprio perché è la banda a 800 Mhz quella che
dovrà essere destinata, entro il 2015, a usi diversi da quello
televisivo, l’emittenza potrebbe giocare d’anticipo
pianificando già da ora “un sistema che porti a un uso promiscuo
delle risorse” all’interno di una logica di neutralità
tecnologica. Non pensando, dunque a una resitituzione delle
frequenze, ma a una loro patrimonializzazione “introducendo nel
sistema elementi che vadano in questa direzione” così da far
valere anche in campo europeo il ruolo fondamentale delle tv
locali.

Secondo Andrea Ambrogetti, presidente di Dgtvi, secondo cui “il
nuovo piano Agcom deve rispettare e partire dall'esistente,
mettendoci nelle condizioni di assegnare le risorse delle frequenze
a tutte le emittenti con regole certe. Non si puo' arrivare al
5 o 6 settembre. Elementi di certezza servono anche per la Lcn
(numerazione automatica dei canali), nodo che deve essere sciolto
subito. Senza Lcn infatti non si puo' procedere ai prossimi
switch over. Rai, generaliste nazionali e pay tv hanno firmato
perche' alle locali venissero assegnate dieci posizioni e che
queste fossero dieci posizioni importanti''.