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Washington difende Google: Italia, sentenza grave

L’assistente del segretario di Stato Usa per la democrazia e i diritti umani Michael Posner: “Siamo preoccupati”

03 Mar 2010

Dopo le critiche dell'ambasciatore americano a Roma e della
stampa Usa (il New York Times aveva parlato di libertà a rischio
per il web), l'affondo contro l'Italia per la sentenza
contro Google arriva ai vertici del governo Usa. “La sentenza del
tribunale di Milano scomoda il dipartimento di Stato americano”,
nota Il Sole 24 Ore. Come riporta anche Repubblica, Washington
definisce "desolante" la condanna in Italia dei tre
dirigenti di Google per la diffusione del video shock in cui alcuni
ragazzi maltrattattano un compagno disabile.

"E' desolante, per non dire altro, che le autorità
italiane abbiano cercato di imporre ai rappresentanti di una
compagnia privata una censura preventiva dei contenuti", ha
detto l'assistente segretario di Stato per la democrazia, i
diritti umani e il lavoro, Michael Posner, intervenuto nel corso di
un'audizione presso la commissione del Senato che si occupa
delle leggi che regolano la libertà su Internet. "Siamo
chiaramente preoccupati per le ramificazioni che questa sentenza
potrebbe avere a livello globale", ha aggiunto Posner,
sottolineando che i dirigenti di Google, "quando sono stati
informati del contenuto, hanno agito in modo appropriato e malgrado
questo sono finiti nel mirino del governo. Si tratta di un caso
molto importante sul quale dobbiamo rispondere e vigilare molto da
vicino".

Lo scorso 24 febbraio tre dirigenti di Google Italy erano stati
condannati a sei mesi di reclusione e sospesi per “illecito
trattamento di dati sanitari”, spiega Il Sole (si trattava, come
noto, della pubblicazione di un video, avvenuta nel 2006, che
mostrava quattro studenti di un istituto tecnico di Torino
molestare un loro compagno affetto da autismo. Il filmato era stato
rimosso da Google dopo essere rimasto online circa due mesi, in
seguito alla segnalazione della polizia giudiziaria). Per
l’accusa di diffamazione, invece, i manager sono stati assolti e
la condanna è caduta sui ragazzi autori del video, che hanno
svolto lavori socialmente utili per l’associazione Vividown di
Torino.

In attesa delle motivazioni della sentenza, che probabilmente
faranno luce sul caso, i pm milanesi spiegano al Sole 24 Ore che
“Google Video non è un intermediario, perché non si limita a
mettere in contatto persone e contenuti in modo indifferente, come
fa eBay, ma trae vantaggio. E così tratta i dati”. Insomma,
Google agisce a fini di lucro e di conseguenza va applicata la
legge sulla privacy.