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Yahoo! in vendita? Prime ipotesi del dopo-Bartz

Il board mette sul piatto alcune proposte a partire dalle dismissioni delle partecipazioni in Cina e Giappone. Il rilancio potrebbe passare per una serie di alleanze strategiche e non si esclude la possibilità di cedere l’azienda

08 Set 2011

I cambiamenti per Yahoo non si fermeranno al licenziamento del Ceo
Carol Bartz: il cda si prepara a una revisione a trecentosessanta
gradi delle strategie del gruppo, compresa la vendita di alcune
attività in Giappone (la quota di minoranza in Yahoo Japan) e Cina
(la partecipazione in Alilbaba), secondo quanto rivela oggi il
Financial Times.

Il board probabilmente considererà anche alleanze strategiche e
acquisizioni e lascia la porta aperta a proposte dall’esterno,
comprese offerte per chi volesse acquisire l’intera Internet
company, rivela una fonte confidenziale al quotidiano
finanziario.

Intanto Yahoo cerca anche un nuovo Ceo che, segnala ancora il
Financial Times, verrà probabilmente dall’esterno e non dalle
fila della compagnia. Ad interim le redini dell’azienda sono
passate in mano a Tim Morse, chief financial officer.

Il board ha deciso di mandare via la Bartz rispondendo alla
crescente agitazione degli azionisti, preoccupati dal fatto che le
azioni di Yahoo sono rimaste per i due anni del suo mandato più o
meno allo stesso livello. Ma non è solo la mancata crescita in
Borsa a preoccupare. Secondo il cda, la Bartz avrebbe ridotto le
possibilità per Yahoo di essere acquisita da un’altra azienda e
di ottenere un prezzo interessante. In particolare, la Bartz
avrebbe ridotto le opzioni di Yahoo siglando un accordo con
Microsoft in base al quale la casa di Redmond genera i risultati
della ricerca di Yahoo e prende parte delle entrate della
pubblicità.

Gli investitori sono scontenti anche per la perdita di posizioni di
Yahoo sul mercato della pubblicità online: un tempo leader negli
Stati Uniti nella vendita di display ads, quest’anno tale
vantaggio dovrebbe perdersi definitivamente perché gli utenti
passano sempre più tempo su siti innovativi e social network come
Facebook.

Colpo di grazia forse alle sorti della Bartz come Ceo di Yahoo è
stato il suo ruolo nella risoluzione di un’accesa disputa
scoppiata tra Yahoo e Alibaba, la più grande azienda cinese
dell’e-commerce di cui l’americana possiede il 43% e ha una
presenza nel cda. Dopo che Alibaba ha venduto la sua preziosa
filiale che si occupa di pagamenti online a una società
controllata dal fondatore e Ceo di Alibaba, Jack Ma, Yahoo ha
dovuto lottare per ottenere un risarcimento da Alibaba, che però
è stato solo di 2 miliardi di dollari, una cifra che ha
scontentato molto gli azionisti della Internet company
americana.

Le sfide di Yahoo sono però ancora più grandi di così. Secondo
l’analisi del Financial Times, mentre le revenues e il prezzo del
titolo sono rimasti più o meno invariati sotto la guida di Carol
Bartz, il panorama in cui l’azienda, pioniere del web americano,
si trova a operare è nel frattempo profondamente cambiato. Come
conseguenza, Yahoo ha oggi fetta sempre più piccola della
quantità di tempo sempre più grande che gli utenti di Internet
passano online, scegliendo di preferenza siti concorrenti come
Google e Facebook, dove si indirizzano anche i soldi della
pubblicità.

“Il licenziamento di Carol Bartz non è un fulmine a ciel sereno
e non dipende da una singola causa”, spiega una fonte
confidenziale al Wall Street Journal oggi. “Piuttosto c’è una
molteplicità di cause: come Ceo non è riuscita a raggiungere gli
obiettivi che aveva promesso all’azienda per il 2011: far
crescere le revenues e il prezzo delle azioni e arginare la perdita
di preziosi minuti trascorsi dagli utenti Internet sui siti di
Yahoo".