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“Youtube sa di rubare video”: le email “intercettate” da Viacom

Rese pubbliche le carte del processo intentato dall’operatore via cavo Usa al sito di video-sharing. La difesa di Google (proprietario del sito) : “Erano loro a sfruttarci per farsi pubblicità”

19 Mar 2010
“YouTube sapeva di caricare video illegali, li rubava
sfacciatamente da altre fonti, e chiudeva un occhio sul copyright
per attrarre pubblico”. La causa intentata a YouTube da Viacom
nel 2007 torna violentemente alla ribalta con la rivelazione
delle carte da parte del Tribunale. Fra le prove prodotte
dall’operatore via cavo (proprietario fra l’altro di Mtv e
Comedy Central) una serie di email interne al sito di
video-sharing, di proprietà di Google, che rivelerebbero il
“dolo” nella diffusione di filmati coperti da copyright.

“Youtube – si legge in un comunicato dell’operatore americano
– è stato intenzionalmente costruito sulle violazioni dei
diritti d’autore e ci sono comunicazioni interne all’azienda
che lo dimostrano”.

In una mail “intercettata”, che risale al luglio 2005, ad
esempio, due fondatori del sito si scrivono: “Sarà dura
difenderci dicendo che non siamo responsabili per il materiale
prodotto da copyright sul sito perché non lo abbiamo messo noi.
Uno dei cofondatori sta rubando in modo evidente contenuti da
altri siti”. E ancora, il 3 settembre dello stesso anno: “Il
sito sta perdendo il controllo del materiale protetto da
copyright”.

Viacom fece causa a YouTube nel 2007 per violazione di copyright
chiedendo un risarcimento di 1 miliardo di dollari.

Immediata la replica di Google: “Viacom ha interpretato male
poche righe da una manciata di email – dice l’avvocato che
difende l’azienda nella causa -. Per farsi pubblicità lasciava
sempre sul sito video dei suoi show caricati dagli utenti”.
Google si spinge anche oltre dicendo che erano gli stessi
dirigenti e dipendenti di Viacom a caricare i video del network
su Youtube. La causa intentatale sarebbe una “vendetta” per
il fallito tentativo di Viacom di acquisire YouTube nel 2006 (fu
appunto Google a mandare in porto l’operazione per 1,65
miliardi di dollari).