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Zuckerberg e Schmidt: “Sbagliato iper-regolare il web”

I leader di Facebook e Google mettono in guardia dai rischi di un intervento regolatorio eccessivo su Internet: “La tecnologia evolve più rapidamente della legge”

26 Mag 2011

Le Internet companies non ci stanno. Non si è fatta attendere la
risposta di Facebook e Google alla proposta del presidente francese
Nicolas Sarkozy che al summit dell’e-G8 ha invitato nazioni e
aziende a collaborare per imporre regole più severe sul mondo di
Internet e creare una governance globale su una serie di questioni
chiave, dal copyright alla privacy. Ma Mark Zuckerberg e Eric
Schmidt, che fanno parte della delegazione di alti rappresentanti
di Internet companies presente al summit francese, hanno messo in
guardia i governi sul pericolo di una iper-regolamentazione del
web.

Il fondatore di Facebook ha spiegato che è praticamente
impossibile per i governi selezionare quali aspetti di Internet
controllare e regolare e quali no. "Le persone mi dicono da un
lato che è grandioso il ruolo svolto da Facebook nelle rivolte del
mondo arabo, ma dall’altro che è anche spaventosa questa forza
dei social network, perché consente un livello di interazione e
scambio prima inimmaginabile e la raccolta di tantissime
informazioni sulle persone”, ha detto Zuckerberg. “Il problema
è che non si può avere una cosa senza l’altra. Non si possono
isolare gli aspetti del web che ci piacciono e controllare quelli
che non vogliamo”.

Sulla stessa falsariga l’intervento di Schmidt, presidente di
Google: “La tecnologia evolverà sempre più velocemente dei
governi, perciò non fate leggi prima di comprenderne a fondo le
conseguenze”.

All’e-G8 il dibattito si è scaldato non solo in tema di privacy
e censura, ma anche di protezione della proprietà intellettuale.
Rappresentanti delle industrie della musica, del cinema e della tv
si sono scontrati con gli attivisti delle libertà su Internet.
Secondo quanto riporta la Bbc, alcuni critici hanno sostenuto che
l’evento è stato disegnato per favorire il punto di vista dei
detentori del copyright, che vorrebbero un intervento più duro dei
governi contro le violazioni sul web.

Ci ha pensato il Professor Lawrence Lessig della Harvard Law School
a sostenere il punto di vista dei consumatori online: "I
governi democratici non devono fare l’interesse degli incumbent,
ma dei cittadini”. Si tratta anche di non danneggiare la nascente
digital economy, ha aggiunto il Professore: gli Stati devono avere
un atteggiamento prudente nel cercare di regolare il web anche in
tema di proprietà intellettuale, pena il soffocamento del business
online.

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