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STATISTICHE

L’economia misurata dai tweet, l’Istat lancia il “social” index

L’indice sperimentale fornisce misure giornaliere del sentiment italiano derivate dall’analisi di 50mila cinguettii al giorno. Gli italiani esprimono parere negativo sull’andamento del Paese

19 Feb 2019

F. Me

L’economia misurata da Twitter. L’Istat rende disponibile un nuovo indice sperimentale: il Social Mood on Economy Index fornisce misure giornaliere del sentiment italiano sull’economia, derivate da campioni di tweet pubblici in lingua italiana, catturati in streaming.

La procedura di produzione dell’indice seleziona ed elabora unicamente tweet il cui testo contenga almeno una parola appartenente ad un insieme filtro predisposto da esperti di dominio. La procedura analizza, con tecniche di sentiment analysis, una media di circa 50.000 tweet al giorno.

Al netto delle oscillazioni, Istat registra, l’avanzata di un “mood” negativo, che si evidenzia in particolare nell’ultima parte del 2018, confermando quanto emerso dalle statistiche ufficiali dell’Istat.

“La componente di trend – spiega l’Istat – mostra un andamento decrescente fino a ottobre 2017, mantenendo poi un andamento stazionario fino a aprile 2018. Nel corso del 2018, l’indice ha in seguito registrato un andamento discordante: alla frenata segnata nel mese di maggio è seguito un andamento crescente fino a settembre. Tuttavia nei mesi successivi, nonostante una breve risalita in corrispondenza della prima metà di novembre, l’indice ha registrato nuovamente una brusca frenata ad inizio dicembre, mese in cui si è stabilizzato su un livello negativo”.

In linea con il percorso intrapreso da Eurostat e da altri istituti di statistica, l’Istat sperimenta l’utilizzo di nuove fonti e l’applicazione di metodi innovativi nella produzione di dati.
Le statistiche prodotte sono definite sperimentali in quanto non rispettano pienamente i criteri necessari all’introduzione stabile di nuove metodologie, alla loro traduzione in soluzioni tecnologiche e organizzative, all’accertamento del rispetto dei requisiti di qualità e delle regole di armonizzazione.”Ma il loro potenziale è elevatissimo – puntualizza l’istituto – Perché colmano lacune conoscitive in maniera tempestiva; perché danno impulso allo sviluppo di nuove analisi e nuovi indicatori; perché garantiscono un valido sostegno conoscitivo alle policy”.

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