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Dal Co: “Catalizzeremo l’innovazione”

Il nuovo direttore generale dell’Agenzia per l’Innovazione: “’L’ente farà da tramite tra l’offerta delle imprese e la soluzione organizzativa che serve alla PA”

05 Lug 2010

Si apre una nuova stagione per l’Agenzia per la diffusione delle
tecnologie per l’innovazione. Dopo oltre quattro anni di stallo –
l’ente è nato con la Finanziaria 2006 – l’Agenzia è stata
protagonista in quest’ultimo periodo di una importante
riorganizzazione dei vertici che ha portato Davide Giacalone alla
presidenza e il consigliere per l’Innovazione del ministro
Brunetta, Mario Dal Co, alla direzione generale.
“Finora l’Agenzia è rimasta invisibile soprattutto perché ha
operato nell’incertezza del suo ruolo – spiega Dal Co –
utilizzando solo strumenti tradizionali, come gli accordi con le
università prevalentemente per attività didattica.
Quali saranno gli obiettivi di questo nuovo
corso?

L’Agenzia per l’Innovazione opererà per valorizzare le reti
degli innovatori, che già esistono, anche se sono frammentate e
poco presenti a livello internazionale. Anche nella PA siamo già
grado di valorizzare e diffondere le tecnologie innovative che
possono rendere disponibili al cittadino nuovi canali e modalità
di fruizione del servizio pubblico. Penso a Reti Amiche oppure a
ViviFacile, che porterà la PA sul cellulare, ossia sul canale più
innovativo che oggi è disponibile per tutti i cittadini. La
diffusione dell’innovazione nella PA è strettamente legata alla
possibilità che le aziende sviluppino i servizi sulle piattaforme
tecnologiche disponibili. L’Agenzia farà, dunque, da
catalizzatore tra innovazione tecnologica offerta dalle imprese e
soluzione organizzativa e di servizio che deve essere adottata
dalla PA. Uno spazio importante verrà dato anche alle piccole e
medie imprese: senza un’offerta di servizi adeguata la PA non
entra nella corrente dell’innovazione, ne rimane al margine.
In che senso?
Quello che spesso manca alle PA sono servizi per la
riorganizzazione dei processi interni, in grado di far funzionare
in maniera efficace la nuova piattaforma tecnologica. Ne è un
esempio la Posta Elettronica Certificata: c’è l’infrastruttura
e c’è il servizio, ma sono poche le pubbliche amministrazioni
che hanno adottato un workflow in grado di gestire i servizi
online. L’Agenzia deve agevolare la diffusione dell’innovazione
creando quel mercato dove si incontrano le necessità degli enti e
le proposte innovative delle imprese. Proposte che devono investire
anche la capacità di utilizzare la tecnologia in modo innovativo
da parte del sistema delle imprese e della PA. Per quest’ultima,
dobbiamo concentrare il ruolo dell’Agenzia sulla capacity
building, ossia sulla capacità di “adottare
l’innovazione”.
Il rilancio avviene in un momento di grande crisi
economica. È un caso?

Soprattutto in un momento congiunturale di crisi deve valere il
principio che le PA debbano fare innovazione per ottenere più
qualità, più efficienza e meno costi; ma ovviamente si tratta di
qualcosa che deve essere valido sempre, crisi o non crisi.
L’ente ha privilegiato finora gli accordi con le
università, adesso lei parla di un ruolo preponderante delle
imprese. Con la “nuova gestione” ci sarà ancora spazio per la
ricerca pubblica?

L’Agenzia non ha a che fare con la promozione della ricerca, ma
con la diffusione dell’innovazione, ossia con la capacità di
utilizzare la ricerca. Quello che cercheremo di fare è avviare
collaborazioni con gli Atenei, in particolar modo i Politecnici,
per fare in modo che la capacità innovativa dei loro incubatori,
parchi scientifici, dipartimenti e centri, abbia una visibilità
nazionale ed internazionale. Visibilità non solo d immagine, ma
operativa: costruzione di centri di competenza, che siano in grado
di proporsi come erogatori di servizi di elevata consulenza per
adottare e ottimizzare le soluzioni innovative. La collaborazione
con l’università resta dunque indispensabile, sia per la
formazione del capitale umano sia per “seminare” venture
capital, però ha bisogno di essere più rapida, diretta,
flessibile.