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Giacalone presidente di DigitPA? Il Senato dice no, ma Brunetta non cede

La nomina è stata rigettata in commissione Affari Costituzionale. Ora la palla passa alla Camera. Il ministro: “Io vado avanti”

14 Gen 2010

Braccio di ferro governo-parlamento sulla nomina di Davide
Giacalone a presidente di DigitPA (ex Cnipa). Dopo che ieri la
nomina è stata respinta in commissione Affari Costituzionali del
Senato – il ministro per i Rapporti con il parlamento, Elio Vito,
aveva chiesto il parere delle Camere in sede di commissione –
stamattina il ministro per la PA  e Innovazione, Renato Brunetta,
ha risposto all’interpellanza, presentata dall’Italia dei
Valori, nella quale si chiedeva se il governo intendesse revocare
la procedura per la nomina.

“Davide Giacalone – ha dichiarato il ministro Brunetta – è stato
oggetto, nel 1993, di due inchieste penali, subendo anche
provvedimenti cautelari. Non ha mai riconosciuto od ammesso nessuno
dei reati a lui contestati. Con riferimento al primo filone di
indagini (tangenti Ministero poste), nessuna delle accuse
inizialmente mosse, per i reati di corruzione e concussione, si è
poi concretizzata nella richiesta di rinvio a giudizio. Per quel
che riguarda il secondo filone di indagini (tangenti frequenze Tv),
il dott. Giacalone è stato assolto, perché il fatto non sussiste,
già al termine dell’udienza preliminare. Sentenza poi confermata
e divenuta definitiva. Per queste vicende giudiziarie ha due volte
chiesto e ottenuto dallo Stato il risarcimento ai sensi della legge
n. 89 del 2001, c.d. “Legge Pinto”.

“Quanto ai reati prescritti nel 2001, si precisa che non si
tratta di quelli contestati nel 1993 e sopra richiamati, dato che
Giacalone non è più stato accusato né di essere stato corrotto,
né di avere concusso – ha proseguito il Brunetta -. La
prescrizione a cui fanno riferimento gli interroganti riguarda,
invece, una ipotesi minore, relativa alla concorrenza nel reato,
successivamente formulata dalla Procura, che in tal modo
sconfessava, peraltro, l’intero impianto accusatorio iniziale.
Avverso la prescrizione Giacalone fece ricorso, ma la Cassazione,
saggiamente, volle chiudere senza ulteriori perdite di tempo un
procedimento già lungo, nel corso del quale le accuse mosse (anche
dal sostituto procuratore Antonio Di Pietro) erano tutte cadute. In
riferimento alla sentenza della Corte dei Conti, Giacalone è stato
assolto in primo grado. La successiva sentenza, sfavorevole, è
stata pronunciata sulla base di presupposti che la stessa Corte ha
poi dovuto riconoscere essere del tutto errati”.
L’intervento del ministro è stato tutto teso a ribadire
l’intenzione del governo di confermare la nomina di Giacalone,
dati “i requisiti di professionalità, competenza e indiscussa
moralità richiesti per lo svolgimento del prestigioso
incarico”.

Dopo il voto sfavorevole della commissione Affari costituzionali
del Senato la palla passa a quella della Camera. Ma da Palazzo
Vidoni fanno sapere che Brunetta non si sposterà di un millimetro,
nemmeno di fronte ad un’altra bocciatura. “Il parere non è
vincolante – dicono al Corriere delle Comunicazioni -.
L’ufficio legislativo ci ha informato di casi in cui la nomina è
andata a buon fine nonostante la posizione del parlamento”.