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IL NUOVO CAD. Nicolais: “Che fine ha fatto l’Internet della PA?”

L’Ex ministro della PA e attuale deputato del Pd è critico nei confronti della riforma: “Si è perso di vista l’obiettivo, quello di un piano di modernizzazione in cui il cittadino possa accedere a tutti i servizi da un unico sportello virtuale”

07 Feb 2011

“Uno sforzo apprezzabile ma non sufficiente ad accompagnare la
Pubblica amministrazione sulla strada della digitalizzazione».
Giudica così il nuovo Cad, Luigi Nicolais, ex ministro per la
Pubblica amministrazione e Innovazione a attuale deputato del
Pd.

Nicolais, cosa non la convince?
Ho letto con molta attenzione il testo e mi pare che si sia perso
di vista l’obiettivo ultimo di ogni piano di modernizzazione che
voglia dirsi realmente efficace, ovvero rendere l’amministrazione
una Internet dove il cittadino “naviga” per fruire dei servizi,
accedendo da un unico punto di contatto con l’amministrazione e
dove la divisione degli uffici sussiste solo nel back office. Le
regole aggiornate, invece, si iscrivono in un quadro dove il
rapporto è ancora “uno-a-uno”, cittadino e sportello ,
virtuale o reale che sia.

Il Cad tende a facilitare la diffusione di strumenti
tecnologici e servizi avanzati. La posta elettronica certificata,
ad esempio…

L’errore alla base dell’azione di aggiornamento sta nell’aver
privilegiato l’innovazione incrementale, la diffusione e
l’implementazione di tecnologie. Ma il Paese non ha bisogno di
questo. Ciò che serve è buttare via la visione burocratica della
PA per trasformarla in una rete che offre servizio; per fare questo
servono più banda larga e interoperabilità. E qui sta l’altro
punto debole del nuovo Cad: c’è poco o nulle su queste
questioni, che invece sono dirimenti. Non si può pensare di
innovare senza investire sulle infrastrutture, altrimenti si
rischia di creare cittadini di serie A – quelli che abitano nelle
zone cablate e che possono usufruire dei servizi – e di serie B
che popolano le aree svantaggiate.

Il ministro ha definito il Cad una “costituzione materiale” che
rende finalmente l’e-gov un diritto dei cittadini. È
d’accordo?

L’e-gov deve essere un diritto ma anche un dovere per i
cittadini. E per convincerli che è dal “dovere all’uso” che
passa il diritto a un servizio pubblico più efficiente, si deve
avere il coraggio di mettere in campo un grande sforzo di
comunicazione, bisogna fare cultura dell’innovazione. E
francamente questo governo non lo ha fatto.