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IL PROVVEDIMENTO

Impronte digitali “anti-furbetti”, Bongiorno: “Ecco come difenderò la privacy”

La ministra risponde ai rilievi del Garante sui rischi per i dati personali: “Il sistema consente di trasformare l’impronta in caratteri alfanumerici che, solo in parte, verranno inviati all’amministrazione”

13 Feb 2019

Federica Meta

Giornalista

Giulia Bongiorno difende la scelta di usare le impronte digitali per combattere l’assenteismo. In audizione alla Camera, la ministra della PA risponde ai rilievi del Garante Privacy che aveva evidenziato possibili rischi per la tutela dei dati personali. “Il sistema che adotteremo consente di trasformare l’impronta in caratteri alfanumerici – ha puntualizzato Bongiorno – In questo modo il dato biometrico non sarà trasferito integralmente all’amministrazione pubblica, perché una parte resterà coperta”.

“A noi non interessa controllare le impronte digitali – ha spiegato il ministro – ma combattere l’assenteismo e avere dipendenti sul posto di lavoro”.

Per il Garante Privacy la rilevazione biometrica attraverso le impronte digitali e l’utilizzo di telecamere per combattere il fenomeno dell’assenteismo dei dipendenti pubblici, i cosiddetti “furbetti del cartellino”, “andrebbe riformulata” in quanto “incompatibile con la disciplina europea” ma anche per la sua “intrinseca contraddittorietà”.

Secondo Antonello Soro, infatti, questi sistemi andrebbero adottati “in presenza di fattori di rischio specifici, ovvero di particolari presupposti quali ad esempio le dimensioni dell’ente, il numero dei dipendenti coinvolti, la ricorrenza di situazioni di criticità che potrebbero essere anche influenzate dal contesto ambientale”. E dunque non in maniera generalizzata a tutte le pubbliche amministrazioni. Inoltre secondo il Garante “sarebbe opportuno modificare il testo prevedendo espressamente l’alternatività del ricorso alla rilevazione biometrica e alle video riprese”.

Soro si appella anche alla normativa europea con la quale la norma “sarebbe difficilmente compatibile” ai previsti criteri di necessità e proporzionalità. Del resto –  argomenta ancora il Garante “l’analisi di impatto regolazione (Aire) contenuta nella relazione alla legge richiama l’esigenza di contrasto a un fenomeno della falsa attestazione della presenza in servizio indubbiamente grave ma rispetto al quale non sembrano emergere dati univoci in ordine alla sua sistematica e generalizzata diffusione nelle pubbliche amministrazioni”.

La misura sulle impronte digitali è contenuto nel ddl Concretezza che ha ricevuto il via libera del Senato lo scorso 6 dicembre e per il quale il Cdm ha approvato alcune deleghe.

Nel giro di vite contro l’assenteismo nel pubblico impiego si appunto supera il vecchio badge: entrano in campo i controlli biometrici dell’identità usando le impronte digitali (sulla carta è possibile, ma più complicata e costosa, l’identificazione facciale o dell’iride) e i sistemi di videosorveglianza.

Entrando nel dettaglio, il  disegno di legge prevede anche l’istituzione, presso il Dipartimento della funzione pubblica, del “Nucleo delle azioni concrete di miglioramento dell’efficienza amministrativa” (Nucleo della concretezza): la task force avrà una funzione di supporto dell’attività delle pubbliche amministrazioni e Nucleo verificherà l’attuazione delle disposizioni in materia di organizzazione e funzionamento della PA, individuando eventuali azioni correttive.

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