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L’Agenda digitale? Quella regionale

L’innovazione nei territori è già una realtà e può ispirare la strategia nazionale. De Petra (responsabile comitato Riir2010): “Alcuni enti sono così avanti da fare scuola in Europa”

07 Mar 2011

All’Italia serve un’Agenda digitale. È il refrain che
scandisce in questi ultimi mesi la “cronaca
dell’innovazione”, quella che racconta cosa fa – e più spesso
cosa dovrebbe fare – il Paese per tornare ad essere competitivo,
utilizzando il volano dell’Ict. Ma siamo sicuri che nel Belpaese
non ci siano esempi di agenda digitale già sperimentati con
successo che possano ispirare una strategia nazionale? A rispondere
il primo rapporto Riir 2010, promosso dal Cisis (Centro
Interregionale per i Sistemi Informatici, Geografici e Statistici)
e da Forum PA, che censisce lo stato dell’arte nelle Regioni
raccontando come, seppure con evidenti disomogeneità, sui
territori le strategie per l’innovazione risultino più efficaci.
A dimostrarlo l’impegno economico delle Regioni: oltre 4,5
miliardi di euro nel periodo 2007-2013 per lo sviluppo della
società dell’informazione.

“L’arretratezza digitale italiana è opinione comune – commenta
Giulio De Petra, responsabile del comitato Riir
2010 – eppure alcune Regioni scalano le classifiche in Europa a
livelli addirittura eccellenti. Esiste quindi una possibilità di
cooperare per progetti innovativi a livello nazionale, mutuando le
piattaforme da Regioni capaci di fare politiche territoriali di
sviluppo. La media nazionale rispetto all’Europa rimane
certamente bassa, ma il problema è centrale, non regionale”.
Come a dire che la PA centrale molto ha da imparare dagli enti
regionali che, anche nei casi di arretratezza stanno compiendo
passi avanti in due versanti importanti, quello dei servizi online
e delle dotazioni infrastrutturali.

Partendo da un settore “ sensibile” come quello delle
infrastrutture la fotografia scattata dal Riir racconta di
un’Italia a due velocità. Si va da Regioni con una copertura
relativamente buona – il Lazio con più del 75% delle linee, la
Campania con il 72%, la Liguria con il 69,5%, la Lombardia con il
63%, la Sicilia e la Puglia con circa il 62%, l’Emilia Romagna
con quasi il 61% – a Regioni in cui, invece, il digital divide è
ancora molto forte: la Valle d’Aosta con una copertura in banda
larga del 43% e, fanalini di coda, il Molise con il 39%, la
Calabria con il 36%, e la Basilicata con appena il 34%.

Di contro però, la Basilicata recupera sui servizi. Nell’ultimo
anno la giunta guidata da Vito De Filippo ha messo in campo un
progetto esteso per la Carta Regionale dei servizi (Crs),
distribuendone e attivandone 3191 con tre prestazioni annesse. Non
poco – secondo gli esperti del Cisis – per una Regione che ha solo
590mila abitanti e fino al 2009 si trovava in fondo alla classifica
degli enti meno digitalizzati.

E proprio sui servizi online le Regioni stanno battendo sul tempo
la Pac che pare aver accantonato la Carta di identità elettronica
(Cie), ovvero lo strumento principe per fruire di prestazioni via
Web. Ad oggi la Crs è stata distribuita a oltre 20 milioni di
cittadini, concentrati prevalentemente in Lombardia (9,5 milioni),
Sicilia (5 milioni) – anche il caso siciliano dimostra come ormai
sia superato il leggendario divario Nord-Sud, dice il Cisis –
Toscana (3,5 milioni), Friuli Venezia Giulia (1,5 milioni).
Complessivamente sono stati attivati 102 servizi accessibili
tramite Crs in 8 Regioni, con la Lombardia che ha raggiunto i 45
servizi (30 per le imprese e 8 sanitari), il Friuli con 30 (18
sanitari e 12 per imprese e cittadini), le Marche (11), la Valle
D’Aosta (6) e, appunto la Basilicata (3).

Per la Toscana va fatto un discorso a parte: la giunta di Enrico
Rossi sta attivando un servizio corrispondente alla Crs per tutte
le attività riguardanti il Fascicolo sanitario elettronico:
consultazione e aggiornamento dei dati , possibilità di prenotare
online visite specialistiche e ritirare referti.

L’interpretazione PA centrale arretrata e regionale avanzata non
convince però Renzo Turatto, Capo Dipartimento
Digitalizzazione e Innovazione tecnologica che ribalta l’analisi.
“I servizi centrali sono più sviluppati dei locali, perché il
ministero è uno, gli enti molteplici – spiega – Nelle Regioni
c’è ancora una forte polarizzazione”. Polarizzazione che
Brunetta sta tentando di eliminare con la strategia delle intese
firmati con le Regioni, che indicano le direttrici su cui
l’innovazione si deve muovere per “omogeneizzare” il
territorio nazionale, nel rispetto delle possibilità economiche e
organizzative di ciascun ente.