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La Pec non decolla. Mosella (Api): “Pochi fatti troppa propaganda”

Il j’accuse del deputato di Alleanza per l’Italia: “Il personale non è adeguatamente formato e sostenuto. Così l’e-mail certificata si trasforma in un’ulteriore zavorra nel mare di disservizi”

02 Dic 2010

La Pec sta scontando tutte le “colpe” di un lancio
eccessivamente propagandistico. Ne è convinto Donato
Mosella
, deputato di Alleanza per l’Italia (Api) che in
questi sei mesi ha guardato con molta attenzione allo sviluppo del
progetto di posta elettronica certificata.
Onorevole Mosella, perché la Pec sembra essersi
arenata?

È quello che vorrei capire anche io. Per questo ho presentato
un’interrogazione parlamentare al ministro Brunetta dove chiedevo
lumi su quale sarebbe stata l’azione del governo per dare nuova
linfa all’iniziativa.
Lei che idea si è fatto?
Credo che la Pec stia scontando i toni eccessivamente
propagandistici con cui il ministro l’ha lanciata. Si sono venute
a creare attese troppo ambiziose per lo stato in cui versa la PA
italiana che, prima dei singoli cittadini, deve fare la rivoluzione
digitale. E se finora non l’ha fatto è perché non si sono messi
in campo adeguati strumenti di sostegno; non sono stati, ad
esempio, attivati percorsi di formazione del personale, con il
risultato che questo prezioso strumento è stato percepito come
un’ulteriore zavorra nel mare di disservizi che la PA già
soffre.
Escludendo i giorni successivi al lancio, non c’è stato
nemmeno il grande boom di richieste di attivazione che ci si
aspettava da parte dei cittadini. Come mai?

Certamente le prime richieste sono state effetto della campagna
mediatica. Se dopo c’è stato un riflusso, immagino sia stato
perché le amministrazioni non esigevano comunicazioni via Pec,
continuando a privilegiare metodi più “oliati”, i servizi sui
portali ad esempio. Inoltre anche i cittadini “digitali”,
ovvero quelli che vorrebbere usare la casella, si sono trovati di
fronte a inaccettabili disservizi: mancanza di risposte, messaggi
persi. Questa situazione ha creato una diffusa disaffezione.
Cosa dovrebbe fare il ministro?
Prima di tutto dare conto dello stato di avanzamento del progetto,
con monitoraggi regolari. Sarebbe inoltre utile trovare risorse ad
hoc per la formazione del personale ma anche per supportare i
cittadini nell’utilizzo della Pec. Magari creando dei punti di
ascolto dove chiedere info sull’attivazione e l’uso. Infine
bisogna fare ordine nei provider: la casella di Poste e Telecom
Italia è esclusiva per le comunicazioni con la PA e chi si affida
a un provider diverso non può usarla a questo scopo. Un ostacolo
troppo grande sulla strada della semplificazione.