PA digitale, la riscossa dei piccoli Comuni e del Sud Italia - CorCom

FORUM PA 2020

PA digitale, la riscossa dei piccoli Comuni e del Sud Italia

L’indagine realizzata da FPA, in esclusiva per Dedagroup Public Services, rileva come l’innovazione nei servizi pubblici non sia più prerogativa delle grandi città. Open Data al ralenti, social network in crescita

07 Lug 2020

F. Me.

La digitalizzazione oggi non è più un’esclusiva delle grandi città e delle regioni del Nord, ma coinvolge anche i centri più piccoli e le città del centro-sud. A dirlo l’ “Indagine sulla maturità digitale dei Comuni capoluogo”, realizzata per il secondo anno consecutivo da FPA in esclusiva per Dedagroup Public Services e presentata in occasione di Forum PA 2020.

La ricerca sostanzia il modello Ca.Re. (Cambiamento Realizzato) di Dedagroup Public Services, frutto di una rielaborazione del Desi (Digital Economy & Society Index) rispetto agli obiettivi definiti dalla strategia nazionale sulla PA digitale e di una sua contestualizzazione a livello locale.

L’Indagine prende in esame tre dimensioni per valutare la maturità digitale delle nostre città: Digital public services, che misura il livello di disponibilità online dei principali servizi al cittadino e alle imprese erogati dai Comuni capoluogo; Digital PA, che misura il livello di integrazione dei Comuni rispetto alle principali piattaforme abilitanti individuate dal Piano triennale per l’informatica pubblica (Spid, PagoPA e Anpr); Digital Openness, che misura il livello di apertura dell’amministrazione comunale in termini di numerosità e qualità dei dati aperti rilasciati e il livello di comunicazione con la propria comunità di riferimento attraverso l’attivazione dei principali canali social.

Per ciascuno di questi indici è stato calcolato, per ogni Comune capoluogo, il livello di maturità digitale ed è stato infine delineato l’Indice complessivo Ca.Re. (Cambiamento Realizzato) che rappresenta la sintesi dei risultati ottenuti nelle tre dimensioni. Immaginando il percorso di digitalizzazione come una corsa di velocità, che anche alla luce della recente esperienza dettata dall’emergenza sanitaria si è capito che si deve e si può compiere, l’indagine individua tre classi di maturità digitale che vede i Comuni collocati in tre momenti: “Blocchi di partenza”, “Stacco” e “Spinta”. A conferma della possibilità di passare rapidamente al momento successivo, il fatto che l’indagine registra un notevole movimento, con molte città che si collocano appena sotto il punteggio-soglia della fase immediatamente successiva, e che con un minimo ulteriore sforzo potrebbero avanzare facilmente. Su 109 Comuni capoluogo, 35 sono nella fase “Spinta” e hanno raggiunto un buon grado di maturità digitale, 37 si attestano nella fase di “Stacco” e altrettanti si collocano ai “Blocchi di partenza”.

Tra le 35 amministrazioni con elevata maturità digitale ci sono 26 Comuni che raggiungono un livello almeno sufficiente in tutte e tre le dimensioni considerate (Digital public services, Digital PA, Digital Openness) ed elevato in almeno una di esse (classificate come “omogenee”), cioè Arezzo, Bari, Bergamo, Brescia, Cagliari, Cremona, Firenze, Forlì, La Spezia, Livorno, Lodi, Matera, Modena, Monza, Napoli, Palermo, Parma, Pavia, Piacenza, Prato, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Trento, Verbania, Verona e Vicenza. A cui si aggiunge Mantova, con un livello “differenziato” (in fascia bassa in una dimensione e in quella più elevata nelle altre due. E poi 8 Comuni che raggiungono il livello più alto in tutte le tre dimensioni: le grandi metropoli di Bologna, Genova, Milano, Roma, Torino, Venezia e due medie realtà come Cesena e Pisa, a testimonianza del fatto che difficoltà strutturali oggettive (collocazione geografica e dimensione demografica) non impediscono il raggiungimento di ottimi risultati quando si è in presenza di determinate proattività soggettive.

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Se è vero che nel complesso, a ottenere la migliore performance dal punto di vista territoriale sono i capoluoghi del nord-ovest (12 su 24 si collocano nella fase “Spinta”, 6 nella fase “Stacco”) e del nord-est (11 Comuni su 24 in fase “Spinta”, 9 in fase “Stacco”), e che spiccano ancora i grandi comuni (ben 11 dei 12 Comuni con più di 240mila abitanti sono in fase “Stacco”, uno solo in fase “Spinta”), anche il Sud ha importanti realtà che performano bene. Si collocano infatti nella fase “Spinta”: Bari, Cagliari, Matera, Napoli, Palermo e Reggio Calabria.

“Abbiamo assunto l’impegno di condurre questa indagine con l’obiettivo preciso di offrire alla Pubblica Amministrazione Locale, anche realtà molto piccole, un attendibile griglia di riferimento per autovalutare il proprio grado di digitalizzazione- commenta Fabio Meloni, Amministratore Delegato di Dedagroup Public Services – La seconda edizione evidenzia quanto oggi il percorso di digitalizzazione sia all’effettiva portata di tutti i Comuni, grandi e piccoli, indipendentemente dalle risorse finanziarie a disposizione grazie alla strategia nazionale sulla PA digitale e agli strumenti da essa derivati. A questo si aggiunge la necessità di promuovere e sviluppare servizi digitali realmente efficaci perché progettati per mettere al centro l’esperienza del cittadino-utente e utili grazie all’impiego di open data certificati ad alto contenuto informativo. Infine, rileva una nuova consapevolezza delle amministrazioni sulla necessità di comunicare i servizi correttamente attraverso tutti i canali possibili che l’indagine ha puntualmente analizzato”.

“Dalla ricerca emerge in generale una certa vitalità nel percorso di trasformazione digitale dei Comuni italiani, anche tra le amministrazioni attualmente non collocate nella fascia più elevata – spiega il Dg di FPA, Gianni Dominici – Vorrei evidenziare due elementi: il primo l’importanza di “fare rete” con le altre amministrazioni, per raggiungere gli obiettivi definiti dal Piano triennale; il secondo riguarda la “cultura del dato”, un aspetto su cui si deve lavorare ancora molto, visto che anche i Comuni più maturi risultano indietro sia dal punto di vista della quantità che della qualità di dataset rilasciati in formato aperto”.

L’indagine rappresenta uno strumento operativo per misurare i risultati raggiunti, confrontarsi con altri Enti e capire su quali ambiti intervenire per migliorare il proprio livello di digitalizzazione. All’indirizzo https://www.dedagroup.it/public-services/questionario-CaRe è disponibile una versione semplificata del questionario accessibile a tutti i comuni che desiderano autovalutare il proprio livello di digitalizzazione.

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