Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

IL COMMENTO

Piano Triennale, Gastaldi (Polimi): “Ora recuperare i fondi Ue”

Il direttore direttore dell’Osservatorio Agenda Digitale: “L’approvazione del programma 2017-2019 ottima notizia. Individuare meccanismi di supporto finanziario: centrale il ruolo dell’Agenzia di Coesione”

01 Giu 2017

F.Me

“L’approvazione del piano Triennale per l’Informatica nella PA rappresenta un’ottima notizia. Finalmente tutti gli attori, pubblici e privati, hanno a disposizione mappa e bussola lungo il percorso di informatizzazione della Pubblica Amministrazione: un modello che illustra le iniziative per ogni ambito, il cronoprogramma, gli investimenti da effettuare. Il Piano, atteso da molto tempo, apre una strada definita per la Pa Digitale, che ora bisogna perseguire con convinzione. Perché non rimanga solo sulla carta, infatti, va messo in pratica, riuscendo a rispettare impegni e scadenze sfidanti che coinvolgono diversi tasselli di un mosaico complesso“. E’ il commento di Luca Gastaldi, direttore dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano dopo l’approvazione del piano Triennale per l’Informatica nella PA.

“Per prima cosa – prosegue Gastaldi – ora è necessario controllare che il piano sia attuato dalle oltre 20.000 PA presenti nel nostro Paese. Senza un’adeguata attuazione da parte di tutti, infatti, non ci sarà una vera riqualificazione della spesa e non si otterranno i benefici indicati. Servono bastone e carota: penalizzazioni per chi non riqualifica adeguatamente la propria spesa e incentivi a chi anticipa le scadenze. Oltre a questi, è importante non lasciare la PA sola di fronte alle sfide dei prossimi mesi, ma prevedere invece una qualche forma di affiancamento per risolvere dubbi e incertezze, soprattutto quelli che verranno alla miriade di enti locali di piccole dimensioni con scarse competenze in materia. Bisogna evitare a tutti i costi che l’incertezza si trasformi in paralisi all’agire. Ben vengano quindi le informazioni, la formazione, gli esempi da seguire e da portare a sistema. Sarà opportuno concentrarsi inizialmente su alcuni ecosistemi chiave, per mostrare al resto della PA che si possono ottenere risultati concreti. Uno di questi ecosistemi potrebbe essere quello sanitario. Da solo, infatti, esso cuba circa un quinto della spesa pubblica in tecnologie digitali. Razionalizzare le spese correnti improduttive in sanità consentirebbe di recuperare risorse per alcuni investimenti chiave, come ad esempio quelli per sviluppare i Fascicoli Sanitari Elettronici. Tali investimenti incrementerebbero lo scambio di dati tra operatori sanitari e consentirebbero di fare diagnosi più precise sulla salute dei pazienti”.

“E’ necessario poi occuparsi delle risorse economico-finanziarie a sostegno dell’attuazione del piano triennale – conclude il direttore dell’Osservatorio Agenda Digitale – Riqualificare la spesa vuol dire tagliare i costi inutili per investire nelle direzioni che saranno specificate dal piano. Non è tuttavia scontato che le risorse per investire si recupereranno immediatamente. Il rischio, allora, è nuovamente quello della paralisi. Per non fermarsi “a metà del guado”, limitandosi a tagliare, le PA avranno bisogno non solo di tecnologi ma anche di esperti di finanza in grado di recuperare le risorse per gli investimenti da attuare. Molte di queste risorse le si possono trovare nei fondi europei, sia quelli a gestione diretta che quelli strutturali. Sui primi la competizione per ottenere finanziamenti è schizzata alle stelle e le PA non collaborano tra di loro e con il privato per aumentare le chance di vittoria. Sui secondi la situazione è molto confusa. Ad esempio, a due anni dall’avvio della programmazione quadro non esiste un rendiconto chiaro di quanto sia stato finora speso dalle Regioni per attuare le loro Agende Digitali. Le progettazioni specificate nei Programmi Operativi sono in forte ritardo e si rischia di non riuscire a usare le risorse provenienti dall’Europa, gettandone gran parte alle ortiche come fatto dal 2007 al 2013. È necessario individuare dei meccanismi tramite cui supportare le PA da un punto di vista finanziario e nel recupero di risorse dall’Europa. L’Agenzia per la Coesione Territoriale giocherà un ruolo da protagonista in questa partita. Le sue azioni dovranno pertanto essere in forte sincronia con quelle del team di Piacentini e dell’Agid”.