Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Quel pasticciaccio del Sistri

Ennesima proroga, questa volta a settembre, del sistema di tracciabilità dei rifiuti da parte dell’Ambiente. Colpa della tecnologia? Sì e no. A innescare il corto circuito è stata soprattutto la mala gestione della vicenda, un mix di problemi legati al software di gestione e resistenza al cambiamento

06 Giu 2011

Un flop tecnologico? Ni. Perché se è vero che le criticità
informatiche hanno sicuramente avuto il loro peso è anche vero che
il corto circuito che ha sortito l’ennesima proroga
dell’entrata in vigore del Sistri – il sistema telematico per la
tracciabilità dei rifiuti – è frutto anche e soprattutto di una
carenza organizzativa, dell’incapacità di gestire il processo di
migrazione dalla carta al digitale e di creare quel dialogo fra
industria e pubblica amministrazione necessario a garantire tutte
le parti in causa in spirito di collaborazione.

La resistenza all’innovazione e al cambiamento non è nuova in
casa nostra, e non solo. Ma la strategia dell’imposizione
dall’alto – quella seguita dal dicastero dell’Ambiente – senza
prima verificare puntualmente le questioni più volte sollevate
dagli operatori coinvolti nella partita non ha pagato. Anzi, ha
sortito un effetto boomerang senza precedenti.

Il braccio di ferro fra ministero dell’Ambiente e imprese ha
costretto il ministro Stefania Prestigiacomo, suo malgrado, a
cedere alle pressioni in zona Cesarini, travolta dallo tsunami di
proteste e accuse, rimandando al 1° settembre l’entrata in
vigore precedentemente fissata al 1° giugno. La questione tiene
banco da oltre un anno: era il 14 gennaio del 2010 quando in
Gazzetta ufficiale veniva pubblicato il decreto del ministro
dell’Ambiente che istituiva ufficialmente il Sistema, ricevuto in
eredità dalla Prestigiacomo dal Governo Prodi. Obiettivo:
sostituire la gestione cartacea delle attività operative e
amministrative con un innovativo procedimento basato sulle
tecnologie informatiche, in nome della sfida alle ecomafie.
L’adozione della tracciabilità digitale per 147 milioni di
tonnellate di rifiuti all’anno (di cui il 10% pericolosi) punta
infatti a tenere sotto controllo e a monitorare l’intero ciclo
della movimentazione dei rifiuti speciali mettendo un freno
all’illegalità.

Una faccenda non da poco, al punto da essere definita la più
complessa opera di informatizzazione in materia ambientale degli
ultimi 10 anni. Nonostante l’innegabile bontà dell’operazione
la macchina si è impantanata al punto da sortire numerose proroghe
nel corso dei mesi: le aziende hanno lamentato sin da subito
problemi di tipo hardware e software nonché ritardi nella
distribuzione dei dispositivi Usb e nell’installazione delle
scatole nere sui veicoli. Ma a preoccupare maggiormente le aziende
sono la complessità procedurale, i continui correttivi legislativi
e la mancanza di un programma di formazione ad hoc.

Nonostante i numerosi appelli per rimandare e addirittura bloccare
il sistema a data da destinarsi – Emma Marcegaglia e Carlo
Sangalli, presidenti di Confindustria e Rete Imprese Italia sono
più volte scesi in campo in prima persona – il ministro
Prestigiacomo ha optato per la strada dell’avanti tutta,
sottovalutando di fatto le istanze portate avanti dal fronte
industriale.

Ma la questione si è talmente infuocata da fare sempre nuovi
proseliti e creare una frattura all’interno dello stesso governo
con la Lega schierata a fianco degli operatori. A far precipitare
la situazione è stato il click day, la giornata di test nazionale
del sistema andata in scena l’11 maggio scorso: mentre il
dicastero dell’Ambiente gridava al successo – su 83mila aziende
coinvolte i problemi hanno riguardato meno del 3%, recitava una
nota del ministero – le aziende gridavano al flop segnalando
“rilevanti malfunzionamenti e gravi carenze del sistema
informatico”.

Per l’immediata ed ennesima sospensione dell’entrata in vigore
si sono compattate Confindustria, Rete Imprese Italia e Alleanza
delle Cooperative Italiane (Confcooperative, Legacoop, Agci). Ma il
ministro prima ha risposto con un secco no, poi a distanza di
appena una decina di giorni ha fatto dietrofront: l’entrata in
vigore del Sistri è rimandata al 1° settembre con una partenza
graduale per la messa a regime entro il 31 dicembre. “Credo che
la rimodulazione in chiave di progressività dell’entrata in
vigore del Sistri sarà utile a collaudare al meglio il sistema e
aiuterà le aziende a prendere confidenza con le nuove procedure
elettroniche”, ha detto il ministro cambiando improvvisamente
posizione.

Basteranno meno di due mesi, considerata la pausa estiva, a
garantire gli adeguamenti necessari? La Prestigiacomo ha già
annunciato che non ci saranno ulteriori proroghe, ma considerati i
precedenti, bisognerà avvicinarsi alla deadline per capire se
veramente quella di settembre sarà la volta buona.

Supporto alla formazione tecnica, avvio di una sperimentazione
mirata su un campione rappresentativo di imprese coinvolte nella
filiera della gestione dei rifiuti e gestione ad hoc dei casi
particolari: queste le tre linee d’azione emerse dal Comitato di
coordinamento fra Assosoftware (Csit) e Assintel (Confcommercio), a
valle del protocollo d’intesa siglato con il ministero
dell’Ambiente con l’obiettivo di risolvere le problematiche
tecniche legate all’interoperabilità dei software. Il countdown
è partito. Come andrà a finire è presto per dirlo. Ma è certo
che il caso Sistri passerà alla storia come l’ennesimo affaire
all’italiana.

LinkedIn

Twitter

Whatsapp

Facebook

Google+

Link