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L'INTERVISTA

Reggio Emilia, la governance a portata di mappa. Leoni: “Vinciamo con i dati”

Dall’urbanistica all’ambiente, un “cruscotto unico” fornisce all’amministrazione supporto a 360 gradi per orientare le strategie. Al cuore del sistema la piattaforma GeoNext di Dedagroup. La responsabile del team Sistemi Informativi del Comune: “Condivisione parola chiave per un cambio di paradigma”

13 Dic 2018

r. c.

Dagli immobili alla gestione dell’ambiente. Dall’illuminazione pubblica agli accertamenti tributari, dall’organizzazione delle elezioni fino alla valutazione dei Beni culturali, al dispendio energetico degli edifici, perfino all’irrigazione dei giardini pubblici. Reggio Emilia non è solo una smart city in piena regola. E’ una città formato cruscotto: una dashboard cartografica elaborata dal team di specialisti del Comune fornisce modelli di lettura, analisi e interpretazione dei dati dell’intero territorio. E mette in questo modo nelle mani dei decisori pubblici gli strumenti più raffinati per la sua governance. Al cuore del sistema c’è GeoNext, piattaforma firmata Dedagroup scelta dall’ente per realizzare il sistema informativo territoriale. E al “volante” i dipendenti comunali dell’Unità Organizzativa Complessa “Gestione dei sistemi informativi”, un team di circa 15 persone guidato da Barbara Leoni: perito informatico, matematica, master in ICT Management, 20 anni di esperienza sul fronte dei sistemi informativi – prima nel settore privato e dal 2010 nella PA – è sempre lei che ha coordinato la squadra di Reggio Emilia nella partecipazione al progetto Ue Geosmartcity che ha collocato il Comune tra le best practice europee nell’ambito della green energy.

Dottoressa Leoni, quali sono i punti di forza che vi hanno fatto guadagnare la “lode” nel progetto Ue? 

Partivamo da una buona base su un doppio fronte: quello delle politiche attuate in ambito ambientale dal Comune che anche su quest’ambito conta su una tradizione rodata. E su quello del reparto Ict, forte di una squadra di alto livello in grado di sostenere il lavoro dei vari settori con strumenti adeguati. In effetti il progetto europeo ha potuto svilupparsi proprio in virtù di questo mix e sul supporto della piattaforma GeoNext che ci ha aiutato a sistematizzare e centralizzare i dati. In particolare abbiamo puntato l’obiettivo sulla mappatura degli immobili dal punto di vista energetico integrando dati di edifici sia pubblici che privati.

Quali sono le vostre fonti di dati? 

Una base è stata fornita dal bilancio periodico ambientale del Comune, che per esempio ha prodotto informazioni sulle quantità di Co2. A questo si sono aggiunti dati sui consumi provenienti dalle fonti più disparate, dai contatori alle certificazioni energetiche dei nuovi edifici, Agenzia delle Entrate, forniture di impianti fotovoltaici. Certo sul fronte pubblico la disponibilità di dati è ovviamente più vasta.

Dai dati alle mappe: qual è il percorso? 

E’ qui che interviene GeoNext: perché permette di raccogliere i dati a livello centrale, consentendo la visualizzazione su mappa anche attraverso analisi grafiche e numeriche. Integrando i dati dell’Anagrafe Comunale degli Immobili con gli altri dati cartografici e territoriali – dall’aerofoto alla toponomastica, dal catasto alle scuole, dai consumi di gas, luce e acqua ecc, il “cruscotto” GeoNext può segnalare per esempio discrepanze tra l’accatastamento di un immobile e il suo reale utilizzo direttamente all’Agenzia delle entrate.

Una mappa smart al servizio del territorio? 

Sì, perché consente di visualizzare con colori specifici i “livelli” corrispondenti agli ambiti più disparati, dall’urbanistica all’ambiente, “alimentandosi” dei dati immessi. Nel caso del progetto europeo per esempio permetteva di selezionare aree o anche singoli edifici e di ottenere dettagli o grafici sulla media dei consumi e il trend, tutte informazioni che interpretano il dato che sta “alla base”. Ma in generale consente di mappare ogni singolo elemento della città. Per esempio possiamo collegare le scuole alle strade e ai civici, facilitando così la scelta dell’istituto da parte delle famiglie. Così come, in caso di elezioni, possiamo calcolare la media anagrafica o le disabilità dei votanti in ogni seggio così da poterlo organizzare al meglio. Ancora, dati di tipo sociologico possono essere incrociati con quelli ambientali fornendo uno strumento per riorientare eventualmente le politiche sul territorio.

Una leva importante per la governance. 

Sì, perché fornisce dati e documentazione a supporto di azioni e scelte strategiche. Naturalmente non è il dato grezzo a fare la differenza: serve capacità nell’analizzarlo e interpretarlo individuandone il “cuore” così da poterlo comunicare in modo efficace a chi prende decisioni: il nostro lavoro va anche in questa direzione, ed è un ambito su cui varrà la pena spingere, con formazione di competenze sempre all’altezza.

L’adozione di GeoNext cos’ha comportato, nella vostra organizzazione? 

E’ “sbarcata” da noi da 10 anni, ma il vero balzo avanti si è verificato con la formazione e lo sviluppo di skill. Questo ci ha permesso di creare le condizioni per mettere in moto un vero o proprio cambio di paradigma. E non parlo solo di riorganizzazione in base a ruoli, ma di cultura. Quello che pensavi fosse il “tuo” dato – magari in formato excel -, con un sistema centralizzato può essere messo a disposizione di tutti. E d’altro lato la circolazione dei dati, il loro incrocio – anche quello di dati apparentemente non coerenti – moltiplica un valore verificabile, tangibile. Questo provoca a sua volta un effetto cascata sull’approccio di tutta l’amministrazione generando un cambio di mentalità, un nuovo corso.

Cosa vede nel prossimo futuro? 

Al momento GeoNext è utilizzato solo internamente. Ma produrrebbe ancora più valore poterlo mettere anche a disposizione di soggetti esterni, professionisti, partner, utenti specifici: penso per esempio alla Protezione civile, geometri, architetti. Un passaggio che potrebbe rivelarsi vantaggioso per tutti.

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