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E-HEALTH

Ricetta elettronica, medici del Lazio sul piede di guerra: “Servono verifiche”

Lo Smi chiede chiarimenti sui fondi destinati al progetto: “Professionisti hanno sborsato risorse di tasca loro”. E sul funzionamento del sistema: “Più controlli per valutare l’efficacia”

27 Gen 2016

I medici del Lazio lanciano l’allarme sulla ricetta medica elettronica. “A pochi mesi dall’avvio del progetto della ricetta dematerializzata, difficoltà e intoppi operativi continuano ad aggravare il già complesso lavoro dei medici costretti a razionalizzare costi e difformità gestionali dello strumento messo a disposizione nella regione Lazio – spiega dichiara Gianmarco Polselli, segretario Smi-Lazio e vice presidente Fvm-Lazio.

Secondo lo Smi, il sistema informatico regionale di prescrizione (Sismed), al servizio di medici ospedalieri e specialisti ambulatoriali, “mostra continui malfunzionamenti che rallentano sia la registrazione della storia clinica del paziente, che la prescrizione di farmaci ed analisi, tanto da rendere spesso necessario tornare alle vecchie “ricette a mano”.

“Di contro, i medici di medicina generale, hanno dovuto far fronte, di tasca propria, agli ulteriori costi di informatizzazione (stampanti a doppio cassetto, carta, toner, etc.) essendo insufficienti, per non dire irrisorie, le somme proposte a titolo di rimborso”, dice Polsello

Lo Smi chiede di venire a conoscenza delle risorse impiegate e chiedono di sapere se queste sono sufficienti o è necessario un ulteriore finanziamento e una verifica dello stato di implementazione del sistema di prescrizione. ” E’ necessario – Cristina Patrizi, responsabile area convenzionata Smi-Lazio – che i medici, almeno su base volontaria, siano coinvolti nella verifica del sistema per poter testare i problemi e le possibili soluzioni. Infatti, finora, i medici sono stati un “soggetto” passivo di un cambiamento che ha avuto costi materiali per i medici di medicina generale ed operativi, ma anche per i camici bianchi delle aziende sanitarie ed ospedaliere”.

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