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Tecnologie sul lavoro, ridotto il gap fra PA e aziende

Computer indispensabile per il 75% dei dipendenti pubblici contro l’86% dei privati, secondo l’indagine voluta dalle Camere di commercio di Roma presentata al Forum PA

20 Mag 2010
I dipendenti pubblici sono sempre più convinti: la
digitalizzazione è ormai pervasiva nei propri processi
lavorativi. Il lavoro di oltre  il 75% degli impiegati italiani
dipende interamente dal computer e non sarebbe concepibile
lavorare senza. Per il settore privato, questo dato sale
all'86,4%. Emerge da un’indagine quantitativa – qualitativa
di Gipieffe, realizzata per la Camera di commercio di Roma e
presentata al Forum PA, che fa il punto sul rapporto dei
lavoratori pubblici e privati con gli strumenti che offrono le
nuove tecnologie. Soddisfatto del risultato Andrea Mondello,
presidente della Camera di commercio di Roma, secondo il quale
“l’indagine ha portato esiti sorprendenti che fanno giustizia
di tanti stereotipi sulla PA e su chi ci lavora. Sebbene esista
ancora un digital divide con il settore privato, questo è molto
più contenuto di quanto si possa pensare”.

Internet, si legge nella ricerca, è uno strumento di lavoro per
il 68% degli impiegati del settore pubblico e per il 78,3% degli
impiegati del settore privato. La posta elettronica è usata per
lavoro dal 76,7% dei dipendenti pubblici, nel privato si sale
all’85,1%. La Pec (Posta elettronica certificata) è invece
conosciuta dal 57,2% nel privato e dal 72,8% nel pubblico (il
40,8% degli impiegati pubblici usa già la Pec per lavoro). La
stragrande maggioranza degli impiegati pubblici (91,8%) è
concorde sull’utilità della Pec, il 55% ritiene che sia anche
semplice da utilizzare, mentre il 36,2% ritiene che sia un
po' complicata ma che ne valga comunque la pena. I social
network sono conosciuti per il 92,5% degli impiegati pubblici e
per la stessa percentuale dagli impiegati del privato. Sono
utilizzati dal 52,9% nel privato e dal 46,9% nel pubblico.

Gli impiegati pubblici sono interessati alle tecnologie tanto
quanto gli impiegati del settore privato: l’attrazione e
l’interesse per le novità in campo tecnologico riguardano nel
privato il 64,5%, nel pubblico il 63,2%. Colmare il digital
divide percepito rispetto ai lavoratori del settore privato è
un’aspirazione diffusa, tanto nel pubblico (59,2%) quanto nel
privato (52,5%). Il ricambio generazionale, aggiunge la ricerca,
è una delle cause più importanti del processo di apertura alla
digitalizzazione che caratterizza la pubblica amministrazione
perché sono confluiti e continuano a confluire nella pa i
cosiddetti “nativi digitali” ma anche tutti coloro che,
“sedotti ed educati alla tecnologia nella propria sfera
personale prima ancora che nel lavoro, considerano l’utilizzo
degli strumenti informatici del tutto naturale e auspicabile
anche sul lavoro”.
 

La pubblica amministrazione rimane però a due velocità:
un’abilitazione tecnologica che ha fatto progressi sostanziali,
a fronte di una cultura organizzativa ancorata a procedure
obsolete. La parte qualitativa dell’indagine mette in rilievo,
come spiegano i ricercatori, che alcuni dirigenti sono spaventati
dall’effetto di democratizzazione insito nelle tecnologie. Le
tecnologie, si sottolinea, promuovono modalità operative di
autonomia che scardinano vecchi status symbol, come per esempio
reperire un file in una cartella condivisa, invece di farselo
stampare e portare sulla scrivania. Per gli impiegati, conclude
la ricerca, la digitalizzazione implica invece
“responsabilizzazione, promozione di forme di collaborazione
fluide e reticolari, maggiore engagement. Il lavoro in rete,
soggetto a condivisione e revisione continua, esalta la
collaborazione e fa sentire il lavoro proprio”.

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