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L'INDISCREZIONE

Cambridge Analytica, la svolta di Zuckerberg: “Ora siamo in guerra”

Secondo il Wall Street Journal, il fondatore del social network avrebbe incontrato a giugno il top management della società per imprimere un nuovo approccio alla gestione delle crisi. Un orientamento che avrebbe causato qualche mal di pancia ai piani alti di Menlo Park

19 Nov 2018

Dopo il pesante attacco della settimana scorsa inferto a Facebook dal New York Times, oggi è il Wall Street Journal a raccontare dall’interno una situazione piuttosto tesa tra Mark Zuckerberg e il suo management. Secondo il quotidiano economico, che cita come fonti dipendenti del gruppo di Menlo Park, c’è stato negli ultimi mesi un radicale cambiamento di impostazione e di assetto per quanto riguarda la gestione degli scandali che hanno investito il social network. Si parla naturalmente del caso Cambridge Analytica, il cui scoppio avrebbe portato lo scorso giugno a una riunione in cui il Ceo Mark Zuckerberg avrebbe spiegato a una cinquantina di top manager spiegando che il gruppo è “in guerra”, e che quindi occorre comportarsi di conseguenza, accelerando i processi decisionali, facendo progressi più in fretta (specialmente sul fronte della crescita degli iscritti e su quello della cyber security) e adottando un approccio più aggressivo nell’affrontare le situazioni avverse, senza lasciare che il morale venga influenzato dai sempre più frequenti attacchi da parte dei media.

La raccomandazione sarebbe stata rivolta persino a Sheryl Sandberg, Chief operating officer di Facebook e braccio destro di Zuckerberg, con la quale – si era vociferato – si sarebbe creata una situazione di tensione, smentita dallo stesso fondatore. Le voci, sottolinea il Wsj, sono state alimentate dal fatto che nel corso del 2018 alcune decisioni hanno portato alle dimissioni di una dozzina di manager, senza contare la fuoriuscita delle figure apicali a cui si devono le più famose tra le applicazioni entrate nella galassia di Facebook: Instagram, WhatsApp e Oculus. Scontri per lo più innescati dalle differenze di vedute tra Zuckerberg e i fondatori delle varie piattaforme sul loro sviluppo futuro e sulla loro capacità di generare revenue, soprattutto attraverso la targettizzazione pubblicitaria basata sulla condivisione dei dati.

Dopo aver rinserrato tutti i ranghi Zuckerberg, nota il Wall Street Journal, ha aggiornato anche la lista dei propri obiettivi personali: se l’anno scorso tra le priorità c’era l’apprendimento del Mandarino e la lettura di 25 libri, ora il focus è tutto sulla rimessa in sesto di Facebook.

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