IL PROVVEDIMENTO

Telemarketing selvaggio, il Garante Privacy multa WindTre per 17 milioni

Sanzione da 800mila euro anche a Iliad, ma in merito alle modalità di accesso dei propri dipendenti ai dati di traffico

13 Lug 2020

Enzo Lima

Una multa da 17 milioni di euro per WindTre e una da 800mila euro per Iliad: questi i due provvedimenti appena del Garante Privacy.

Riguardo alla società guidata da Jeffrey Hedberg nel mirino sono finiti “numerosi trattamenti illeciti di dati, legati prevalentemente ad attività promozionali”, scrive l’Authority in una nota puntualizzando che “per analoghe violazioni, la società era già stata destinataria di un provvedimento inibitorio e prescrittivo quando era ancora in vigore il vecchio Codice privacy”.

Il provvedimento è frutto dell’esito di una “complessa attività istruttoria ed ispettiva”, rende noto il Garante. “Gli utenti lamentavano la ricezione di contatti promozionali indesiderati, effettuati senza consenso tramite sms, e-mail, fax, telefonate e chiamate automatizzate. In numerosi casi, inoltre i segnalanti dichiaravano di non esser stati messi in grado di poter esercitare il proprio diritto di revoca del consenso o di opposizione al trattamento dei loro dati per finalità di marketing (anche a causa di imprecisioni nell’indicazione dei canali di contatto presenti nell’informativa). In altri casi veniva lamentata la pubblicazione di dati personali negli elenchi telefonici pubblici nonostante l’opposizione (a volte reiterata) degli interessati”.

Dall’istruttoria è inoltre emerso che le app MyWind e My3 erano impostate in maniera tale da obbligare l’utente a fornire, ad ogni nuovo accesso, una serie di consensi per diverse finalità di trattamento (marketing, profilazione, comunicazione a terzi, arricchimento e geolocalizzazione), salvo poi consentire di revocarli trascorse 24 ore.

“Al di là di queste lacune “di sistema” gli accertamenti del Garante hanno messo in luce diversi gravi illeciti nella filiera dei partner commerciali di WindTre, anche con impropria attivazione di contratti – segnala l’Autorità -. Per queste violazioni, uno dei partner del gestore telefonico – che aveva sub affidato (peraltro senza alcun atto giuridico) intere fasi dei trattamenti a call-center che raccoglievano i dati illecitamente – è stato multato per 200mila euro dal Garante e si è visto imporre il divieto di utilizzare i dati raccolti e trattati da agenti presenti sul territorio nazionale (denominati “procacciatori”) in totale spregio delle norme in materia di protezione dati”.

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Le argomentazioni portate a propria difesa da Wind Tre e la serie di misure correttive implementate dalla società, anche riguardo alla centralizzazione delle campagne promozionali, non sono state ritenute adeguate dal Garante. Oltre a sanzionare la società telefonica per 16.729600 euro, l’Autorità ha vietato a WindTre il trattamento dei dati acquisiti senza consenso e le ha ordinato di adottare misure tecniche e organizzative per un effettivo controllo della filiera dei partner, nonché procedure per rispettare la volontà degli utenti di non essere disturbati.

Anche Iliad, la società guidata da Benedetto Levi, è finita nel mirino del Garante: il quarto operatore mobile “è stato trovato carente sotto altri profili, in particolare in merito alle modalità di accesso dei propri dipendenti ai dati di traffico e che per tali ragioni, è stato sanzionato per 800.000 euro”.

“Prendiamo atto con molto stupore della decisione del Garante Privacy poiché abbiamo sempre operato nel massimo rispetto dei nostri utenti e dei loro dati personali – scrive Iliad in una nota -. Abbiamo avuto modo di provare al Garante stesso che i nostri sistemi sono sicuri e sono stati predisposti per garantire la maggiore tutela possibile secondo il nuovo approccio e le prescrizioni del Gdpr. Ci teniamo a precisare che non è stata accertata alcuna violazione dati né dei diritti degli utenti e che, a differenza degli altri operatori, Iliad non effettua attività di teleselling né marketing aggressivo. Stiamo  analizzando il contenuto della decisione nel dettaglio per valutare se procedere con un ricorso”.

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