il report

Capex tlc in calo nel 2026: investimenti prudenti e fine della spinta 5G



Indirizzo copiato

La nuova fotografia di Dell’Oro del mercato globale mostra operatori cauti nel breve periodo, mentre AI e cloud ridisegnano le priorità infrastrutturali e il rapporto con i fornitori di apparati

Pubblicato il 3 apr 2026



5gineuropa
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti

Il capex tlc entra in una fase di raffreddamento strutturale. Dopo la stabilità del 2025, il 2026 segnerà una contrazione degli investimenti globali nelle telecomunicazioni, confermando che la grande spinta del ciclo 5G è ormai alle spalle e che gli operatori stanno ricalibrando le priorità. È quanto emerge dall’ultimo Telecom Capex Report di Dell’Oro Group, che fotografa un settore sospeso tra ambizioni tecnologiche di lungo periodo e una gestione sempre più prudente del capitale nel breve termine.

Secondo le stime del gruppo di ricerca, il capex globale delle telecomunicazioni è rimasto piatto nel 2025, in termini nominali, ma è destinato a scendere del 2% nel 2026, per poi tornare a crescere lentamente con un tasso medio annuo dell’1% fino al 2030. Una traiettoria che riflette un cambio di passo ormai evidente nelle strategie degli operatori.

Fine della fase espansiva

Il campione analizzato da Dell’Oro Group comprende circa 50 grandi service provider, che rappresentano l’80% degli investimenti mondiali. In questo perimetro, il rapporto tra capex e ricavi da apparati di rete è rimasto sostanzialmente stabile nel 2025. Tuttavia, la fotografia nasconde tensioni crescenti lungo la filiera.

I ricavi dei produttori di apparati, infatti, sono cresciuti del 4% su base annua, un ritmo superiore a quello degli investimenti degli operatori. Una divergenza che, secondo Dell’Oro, si spiega solo in parte con la domanda telco tradizionale. Circa metà della crescita dei ricavi equipment è attribuibile ai cloud provider, sempre più centrali negli acquisti di infrastrutture di rete e data center.

Questo spostamento di baricentro modifica gli equilibri storici del settore. Le telco continuano a investire, ma con maggiore selettività, mentre una quota crescente di spesa infrastrutturale arriva da soggetti esterni al perimetro classico delle telecomunicazioni.

Ottimismo di lungo periodo, cautela nel breve

Il messaggio chiave del report è la coesistenza di due dinamiche apparentemente contrastanti. Da un lato, gli operatori non mettono in discussione la visione di lungo periodo delle reti. Dall’altro, riducono l’esposizione nel breve, in un contesto di ritorni economici sotto pressione.

Stiamo osservando una dinamica interessante tra ottimismo di lungo periodo e visibilità di breve termine”, ha spiegato Stefan Pongratz, vicepresidente di Dell’Oro Group. “Gli operatori restano fiduciosi sulla visione di rete, soprattutto perché l’AI sta creando nuove fonti di domanda. Tuttavia, nel breve periodo, stanno adottando un approccio più cauto, con molti che pianificano di moderare il capex”.

L’AI emerge quindi come fattore abilitante, ma non sufficiente a sostenere da sola una nuova fase espansiva degli investimenti telco. Piuttosto, agisce come catalizzatore selettivo, indirizzando le risorse verso ambiti specifici.

Intensità del capitale in discesa

Le previsioni di Dell’Oro indicano che, a fronte di una crescita moderata dei ricavi degli operatori, stimata intorno al 2% medio annuo, il rapporto tra capex e ricavi dovrebbe avvicinarsi al 14% entro il 2029. Un livello coerente con una fase di maturità del mercato.

Ancora più indicativo è il dato sulla capital intensity wireless, attesa intorno all’11% nel 2029, in calo di sette punti percentuali rispetto al picco della fase iniziale del 5G. Il ciclo degli investimenti straordinari nelle reti mobili si chiude, lasciando spazio a una logica di ottimizzazione e monetizzazione degli asset esistenti.

Questo non significa stop agli investimenti, ma un loro riposizionamento. Le priorità si spostano dall’estensione della copertura alla qualità del servizio, dall’hardware al software, dall’accesso alla gestione intelligente della rete.

Il nodo europeo nel quadro globale

Il rallentamento del capex tlc assume un significato particolare se letto alla luce della situazione europea. Come evidenziato di recente anche da Connect Europe, il continente combina reti sempre più essenziali per l’economia digitale con una capacità di investimento strutturalmente inferiore rispetto ad altre aree del mondo.

In Europa, la pressione regolatoria, la frammentazione del mercato e la stagnazione dei ricavi rendono più difficile sostenere livelli elevati di capex nel tempo. Il risultato è un progressivo disallineamento tra obiettivi di policy, come quelli su 5G e fibra, e sostenibilità economica degli operatori.

Il quadro tracciato da Dell’Oro rafforza questa lettura. In un contesto globale di investimenti prudenti, le aree meno capaci di generare ritorni adeguati rischiano di essere penalizzate, proprio mentre aumentano le esigenze di connettività avanzata.

Nuovi equilibri tra reti e piattaforme

Un altro elemento chiave del report riguarda il ruolo crescente dei grandi player cloud. Il fatto che abbiano contribuito in modo decisivo alla crescita dei ricavi degli apparati segnala un cambiamento profondo. Le reti non sono più solo infrastrutture per i servizi telco, ma componenti di ecosistemi digitali più ampi, dominati da cloud, AI e piattaforme.

Per gli operatori, questo significa ripensare il proprio posizionamento. Non basta più investire in capacità. Serve valorizzare la rete come asset strategico, integrandola con servizi a maggiore valore aggiunto e modelli di business più flessibili.

Una transizione da governare

Il messaggio che arriva da Dell’Oro Group è chiaro. Il capex tlc non crolla, ma entra in una fase di normalizzazione. La stagione degli investimenti massivi è finita, mentre si apre una fase più complessa, fatta di scelte selettive, ritorni attesi e nuove competenze.

In questo contesto, la vera sfida non è quanto investire, ma dove e come investire. AI, cloud e software di rete offrono nuove opportunità, ma richiedono modelli industriali e regolatori coerenti. Senza questo allineamento, il rischio è che la prudenza di oggi si traduca in un gap competitivo domani.

guest

1 Commento
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti
marco
marco
13 giorni fa

CORCOM è meravigliosa piattaforma di informazioni sulle TLC. Grazie davvero.

Articoli correlati

1
0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x