Il modello satellite-as-a-service sta modificando con forza gli equilibri del settore spaziale. Secondo il nuovo studio di Analysys Mason, la spinta verso soluzioni integrate di produzione e gestione dei satelliti sta creando un ecosistema più fluido, dove i confini tra operatori, costruttori e clienti assumono forme nuove. Il cambiamento nasce dall’esigenza di ridurre i costi d’ingresso e offrire servizi più rapidi, ma porta con sé una forte tensione competitiva.
Il mercato globale della produzione satellitare genererà 667 miliardi di dollari di ricavi tra il 2024 e il 2034, un volume che alimenta la corsa verso modelli capaci di catturare valore lungo tutta la filiera. Tuttavia, osserva il report, la diffusione del satellite-as-a-service procede in un contesto frammentato e in parte ambiguo, perché il termine viene spesso applicato a configurazioni differenti, creando confusione e aspettative distorte.
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Un modello che apre nuove porte ai clienti emergenti
ùL’approccio satellite-as-a-service prevede che il fornitore si occupi della fabbricazione e dell’operatività del satellite, mentre il cliente accede esclusivamente ai dati generati. Questa impostazione riduce le barriere all’ingresso per aziende che non possiedono strutture, personale o competenze specifiche. Permette inoltre di avviare progetti con un investimento iniziale limitato, favorendo l’ingresso di nuovi attori nei servizi satellitari.
Il report avverte però che la logica “tutto in uno” può creare dipendenze tecnologiche, perché il cliente deve affidarsi a un unico partner per l’intera catena del valore. Per questo modello, la platea più adatta è composta da soggetti che intendono espandere la presenza nei servizi satellitari o che puntano a esplorare nuovi mercati applicativi.
Gli operatori iniziano a vendere anche satelliti
Negli ultimi anni si è registrato un cambiamento significativo. Attori tradizionalmente posizionati sulla sola gestione delle costellazioni hanno iniziato a costruire internamente i propri satelliti. L’evoluzione ha aperto la strada a un’offerta ibrida: non solo servizi e dati, ma anche piattaforme fisiche destinate ai clienti.
Accordi come quello tra Iceye e le Forze di Difesa finlandesi o tra Planet e Sky Perfect Jsat mostrano la spinta crescente verso questo modello. Il settore dell’osservazione della Terra guida la trasformazione, forte di una domanda rapida e continua. Anche nel mondo delle comunicazioni geostazionarie emergono formule ibride, come i recenti casi di leasing satellitare avviati da Sli e AscendArc.
Questa evoluzione rafforza la competitività degli operatori, che acquisiscono controllo sul prodotto e possono ampliare l’offerta con soluzioni end-to-end. Tuttavia comporta un rischio strategico: nel tentativo di espandersi, gli operatori finiscono per competere con gli stessi clienti a cui dovrebbero vendere servizi a lungo termine.
L’in-house come leva di controllo, ma un mercato che si restringe
La necessità di scalare rapidamente le costellazioni ha spinto molti operatori ad adottare la fabbricazione interna. Oggi il 44% delle costellazioni in fase di dispiegamento risulta prodotto direttamente dagli operatori. Questo consente maggiore personalizzazione, una relazione più solida con investitori focalizzati sull’hardware e un presidio più forte della filiera.
Il rovescio della medaglia è evidente: la produzione richiede investimenti elevati, infrastrutture complesse e competenze rare. Inoltre, man mano che gli operatori diventano produttori, una quota dei clienti potrebbe preferire l’acquisto diretto dei satelliti invece dei servizi, riducendo la domanda per le formule as-a-service. Il risultato è una progressiva frammentazione del mercato, con un’offerta più ampia di piattaforme e un potenziale eccesso di capacità che rischia di frenare la crescita complessiva.
La pressione si trasferisce anche sui costruttori tradizionali, che devono confrontarsi con nuovi rivali nati proprio tra i loro clienti storici.
La sovranità tecnologica cambia lo scenario
La spinta alla sovranità tecnologica rappresenta un elemento sempre più rilevante, soprattutto per il settore pubblico. Governi e agenzie vogliono maggiore controllo sulle infrastrutture critiche, sull’accesso ai dati e sulle operazioni. È il motivo per cui diversi Paesi europei hanno scelto soluzioni “nazionali” o regionali. Iceye, per esempio, ha venduto satelliti a vari governi del continente, mentre in Italia cresce la collaborazione tra l’esecutivo e Leonardo su progetti strategici.
Il satellite-as-a-service può soddisfare parte di queste esigenze, perché permette di mantenere un accesso dedicato senza assumere la gestione operativa quotidiana. Tuttavia, le pressioni per soluzioni domestiche limitano lo spazio d’azione dei fornitori stranieri. Il report suggerisce strategie di ingresso basate su partnership locali, acquisizioni mirate e creazione di capacità operative sul territorio, condizioni necessarie per rispondere alle richieste di sovranità.
Nessun modello universale, ma una transizione che ridisegna il settore
La transizione verso modelli integrati conferma che la configurazione storica della filiera non è più sufficiente a sostenere la competizione globale. Ogni formula offre vantaggi, ma introduce anche vulnerabilità che le aziende devono valutare con attenzione. La scelta dipende dal profilo del cliente, dagli obiettivi di lungo periodo e dalla strategia industriale.
Secondo Analysys Mason non esistono soluzioni valide per tutti. La chiave sarà individuare il punto di equilibrio tra integrazione verticale, apertura commerciale e gestione del rischio, in un mercato in cui l’espansione tecnologica procede insieme a una crescente frammentazione.












