Dopo anni di rendimenti modesti e aspettative deluse, le telco tornano a creare valore. Non è ancora la svolta definitiva, ma il segnale è chiaro. Secondo il Telco Value Creators Report 2026 di Bcg, nel quinquennio 2021-2025 il settore ha registrato un ritorno totale per gli azionisti mediano vicino al 9% annuo. Un netto miglioramento rispetto al 4% calcolato dodici mesi fa e, soprattutto, un dato superiore al costo del capitale.
Il rimbalzo riporta le telecomunicazioni in una posizione più dignitosa nella classifica dei settori globali. Il comparto sale al 21° posto su 33, guadagnando dieci posizioni in un solo anno. Tuttavia, dietro la media si nasconde una realtà più complessa, fatta di forti divergenze strategiche e geografiche. E, soprattutto, di una telco AI che, per ora, non ha ancora convinto i mercati.
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Rendimenti in crescita, ma non per tutti
Il primo dato che emerge dal report riguarda l’ampliamento della forbice tra i migliori operatori e il resto del campione. Oggi i primi venti gruppi generano un Total Shareholder Return (Tsr) circa triplo rispetto alla mediana degli altri. Un divario che segnala come la creazione di valore sia sempre più selettiva e dipenda da scelte industriali precise.
Nel 2025 solo tre operatori avevano superato il 20% di Tsr su cinque anni. Nel 2026 diventano nove. Il miglioramento non è uniforme e premia chi ha saputo combinare strategia, disciplina finanziaria ed esecuzione operativa, in un contesto di crescente digitalizzazione dei consumi e delle imprese.
Per modello industriale, i grandi gruppi globali guidano la classifica con un rendimento mediano del 14%. Gli operatori nazionali di grandi dimensioni si attestano intorno al 9%, mentre i player più piccoli seguono a breve distanza. In coda restano le società infrastrutturali, spesso nate da spin-off asset heavy, penalizzate dall’aumento dei tassi e da una limitata capacità di pricing.
Il peso della geografia nella creazione di valore
La concentrazione del valore non riguarda solo i rendimenti, ma anche la capitalizzazione. Nei cinque anni analizzati, le telco del campione hanno generato complessivamente 616 miliardi di dollari tra aumento di valore di mercato e dividendi. Un dato in calo rispetto ai quasi 700 miliardi del periodo precedente, ma ancora significativo.
Anche in questo caso, la distribuzione è fortemente sbilanciata. I vertici delle classifiche sono dominati dagli operatori attivi in Cina, India, Medio Oriente e altri mercati a reddito medio-basso, dove la crescita della domanda resta strutturale. Dieci anni fa il motore era l’accesso di base alla connettività. Oggi è la spinta di una classe media in rapida espansione che consuma sempre più dati e servizi digitali.
Questa dinamica si riflette in una maggiore capacità di monetizzazione, sostenuta da investimenti mirati e da una migliore produttività del capitale. La digitalizzazione delle imprese rafforza ulteriormente il quadro, ampliando il perimetro dei servizi a valore aggiunto.
Nei mercati maturi, invece, la crescita resta più difficile ma non impossibile. Operatori come Deutsche Telekom, Orange, SoftBank Corp e Kddi dimostrano che anche in contesti saturi una gestione rigorosa può garantire Tsr tra il 15% e il 17%. Un risultato che premia la coerenza strategica più che l’innovazione di rottura.
Perché la telco AI non convince ancora gli investitori
Nonostante l’entusiasmo diffuso, l’AI non ha ancora prodotto un vero rerating del settore. Il report è esplicito: “Ciò che non ha contribuito al miglioramento delle performance è l’AI”. Una constatazione che ridimensiona le aspettative di breve periodo.
Quasi tutti gli operatori hanno avviato progetti pilota e alcune soluzioni sono già in produzione. Tuttavia, l’impatto si concentra soprattutto sull’efficienza interna, con benefici limitati e facilmente replicabili. Chatbot per il customer care, automazione dei processi e ottimizzazione delle reti riducono i costi, ma non cambiano la narrativa industriale.
Secondo Bcg, la telco AI in grado di attrarre nuovi capitali deve andare oltre gli interventi isolati. Serve una trasformazione guidata dal vertice, capace di ripensare processi end-to-end, modelli operativi e proposizione commerciale. Solo così l’intelligenza artificiale può diventare un vero motore di crescita.
Dall’efficienza alla reinvenzione del modello
Nel mercato consumer, molte iniziative restano tattiche. L’automazione del servizio clienti migliora i margini, ma non incide sull’Arpu. Un approccio orientato al valore, invece, ridisegna l’intero customer journey, abilita il cross selling e apre a offerte personalizzate, anche in partnership con fornitori tecnologici.
Nel segmento enterprise, le opportunità sono ancora più rilevanti. L’AI accelera la domanda di soluzioni integrate e spinge le telco a posizionarsi come partner digitali end-to-end. Connettività ottimizzata, network as a service e servizi cloud locali diventano elementi chiave di una nuova proposta.
In particolare, il tema della sovereign cloud assume un peso crescente. Governi e grandi organizzazioni chiedono infrastrutture e capacità di calcolo in-country, ambiti in cui gli operatori possono giocare un ruolo distintivo grazie alla presenza territoriale e alla gestione delle reti critiche.
L’obiettivo finale è chiaro: evolvere verso una AI-first telco, in cui tecnologia, processi e offerta commerciale nascono già progettati intorno all’intelligenza artificiale.
Le leve strategiche per sostenere il valore
L’AI, però, non basta. Il report individua alcune priorità strategiche che restano centrali per la creazione di valore nel medio periodo. La prima riguarda l’evoluzione delle reti verso modelli software defined e agili, capaci di scalare in modo efficiente con la domanda.
In questo contesto, iniziative come l’Open Ran riducono la dipendenza dai fornitori tradizionali e introducono maggiore competizione, con effetti positivi sui costi. La seconda leva è la produttività del capitale, sempre più sotto pressione in un contesto di ritorni decrescenti sugli investimenti.
Spin-off delle reti fisse e accordi di condivisione infrastrutturale permettono di alleggerire i bilanci e trasformare le telco in serviceco più flessibili. Soluzioni che incontrano meno resistenze regolatorie rispetto alle grandi operazioni di fusione.
M&A mirato e segnali dai regolatori
La terza direttrice riguarda il consolidamento. L’M&A selettivo resta uno strumento potente per migliorare il profilo finanziario e aumentare la resilienza. In diversi mercati maturi emergono segnali di maggiore apertura da parte dei regolatori, soprattutto quando gli operatori non coprono il costo del capitale.
Il caso indiano rappresenta un riferimento chiave. La concentrazione ha portato i primi tre operatori a controllare circa il 90% del mercato. Reliance Jio e Bharti Airtel sono ora attese a un sensibile miglioramento del Roir nei prossimi due anni, dimostrando come il consolidamento possa sostenere gli investimenti e la qualità dei servizi.






