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BROMO, il sì dei sindacati che non basta ancora


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L’Europa può avere bisogno di un campione spaziale. I lavoratori, però, devono sapere chi farà cosa, dove e con quali garanzie. Nel comunicato di FIM, FIOM e UILM è proprio questa la risposta che ancora manca

Pubblicato il 3 set 2026

Alessandro Sannini

Investitore – Docente universitario – Membro della Commissione Space Economy di Federmanager



Alesandro-Sannini, bromo




FIM, FIOM e UILM aprono il loro comunicato guardando più a Washington e Pechino che alle fabbriche. Stati Uniti e Cina avanzano, l’Europa rischia la dipendenza, la sovranità tecnologica diventa la posta in gioco. È un attacco ambizioso, da soggetto politico prima ancora che contrattuale. E produce subito un effetto: BROMO smette di essere un’opzione da valutare e diventa il solo approdo possibile. La scelta ha una logica. Lo spazio richiede capitali, continuità pubblica, ricerca e scala industriale; la frammentazione europea può disperdere risorse. Ma unire Leonardo, Thales e Airbus è funzionale soltanto se genera nuovi programmi e investimenti, non se si limita a redistribuire potere e lavoro dentro lo stesso mercato. Il problema non è la scelta europea: è chiedere fiducia prima di mostrare il disegno industriale. In una riorganizzazione, l’ordine delle garanzie conta quanto il loro contenuto.

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