FIM, FIOM e UILM aprono il loro comunicato guardando più a Washington e Pechino che alle fabbriche. Stati Uniti e Cina avanzano, l’Europa rischia la dipendenza, la sovranità tecnologica diventa la posta in gioco. È un attacco ambizioso, da soggetto politico prima ancora che contrattuale. E produce subito un effetto: BROMO smette di essere un’opzione da valutare e diventa il solo approdo possibile. La scelta ha una logica. Lo spazio richiede capitali, continuità pubblica, ricerca e scala industriale; la frammentazione europea può disperdere risorse. Ma unire Leonardo, Thales e Airbus è funzionale soltanto se genera nuovi programmi e investimenti, non se si limita a redistribuire potere e lavoro dentro lo stesso mercato. Il problema non è la scelta europea: è chiedere fiducia prima di mostrare il disegno industriale. In una riorganizzazione, l’ordine delle garanzie conta quanto il loro contenuto.
l'intervento
BROMO, il sì dei sindacati che non basta ancora
L’Europa può avere bisogno di un campione spaziale. I lavoratori, però, devono sapere chi farà cosa, dove e con quali garanzie. Nel comunicato di FIM, FIOM e UILM è proprio questa la risposta che ancora manca
Investitore – Docente universitario – Membro della Commissione Space Economy di Federmanager

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