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Wi-Fi e computing nello spazio, Cambium e Red Hat sbarcano sulla Iss



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Le due aziende portano in orbita connettività di ultima generazione e una nuova piattaforma per l’esecuzione di workload AI-ready: così la Stazione Spaziale Internazionale potrà potenziare le operazioni dell’equipaggio e la strumentazione scientifica ottimizzando le risorse hardware limitate e i vincoli di alimentazione

Pubblicato il 21 lug 2026



Wi-Fi e computing nello spazio, Cambium e Red Hat sbarcano sulla Iss
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Nuovi upgrade per la Stazione Spaziale Internazionale (Iss), che ora potrà supportare meglio le operazioni dell’equipaggio, la strumentazione scientifica e la connettività quotidiana grazie alle implementazioni fornite da Cambium Networks e Red Hat.

Una connettività wireless di ultima generazione all’interno della cabina

In particolare, gli access point Cambium Networks forniscono connettività wireless all’interno della cabina per le operazioni dell’equipaggio, per gli strumenti di bordo destinati alla raccolta dei dati e alle osservazioni e per le comunicazioni personali a bordo della Iss, dopo aver superato i rigorosi test di qualificazione spaziale della Nasa.

La tecnologia Cambium supporta la dorsale wireless per quasi tutte le attività connesse all’interno della stazione, sostituendo gli access point 802.11n di generazione precedente, con prestazioni e capacità migliorate, il tutto gestito tramite cnMaestro X, il sistema centralizzato di gestione della rete di Cambium. La rete supporta fino a 12 membri dell’equipaggio e decine di dispositivi operativi, IoT e personali: tablet, telefoni, laptop, robot e altri device presenti nei moduli della stazione.
Gli access point sono stati trasportati sulla Iss a bordo di una missione SpaceX Commercial Resupply Services per conto della Nasa (CRS-30) e installati nei moduli Node 1 (Unity) e Node 2 (Harmony) della stazione.
Prima dell’installazione, gli access point hanno superato un rigoroso processo di qualificazione e valutazione iniziato più di due anni prima, spiega la stessa azienda, che sottolinea che i test hanno incluso l’esposizione alle radiazioni e agli ioni pesanti per confermare che le unità fossero in grado di soddisfare i requisiti della Nasa per un funzionamento sicuro e affidabile nell’ambiente spaziale.

“Non esiste ambiente più impegnativo per una rete dello spazio, e siamo orgogliosi che il Wi-Fi di Cambium Networks abbia garantito la connettività all’equipaggio della Iss”, commenta Morgan Kurk, ceo di Cambium Networks. “La stessa tecnologia di livello enterprise, utilizzata con fiducia nelle scuole, negli ospedali e nelle aziende di tutto il mondo, ha ora dato prova di sé a oltre 250 miglia sopra la Terra: una potente conferma dell’affidabilità e della qualità che i nostri clienti si aspettano da Cambium”.

Space computing, Red Hat e Voyager Technologies sbarcano sulla Iss

Red Hat, in collaborazione con Voyager Technologies, ha invece annunciato il deployment di Red Hat Enterprise Linux 10.1 e Red Hat Universal Base Image (Ubi) sul Leocloud Space Edge IaaS Micro Datacenter di Voyager, sempre a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.

La partnership porta in orbita una piattaforma Linux di livello enterprise ottimizzata per i container, offrendo una base operativa più coerente e solida per l’esecuzione di workload AI-ready nello spazio. Si tratta di un traguardo che segna un nuovo passo nell’evoluzione dei servizi cloud spaziali e dei data center orbitali, mettendo a disposizione una piattaforma con funzionalità di sicurezza avanzate per l’elaborazione dei dati in tempo reale all’edge.

L’esecuzione di Red Hat Enterprise Linux sullo Space Edge Micro Datacenter consente di operare i workload in prossimità della fonte del dato, riducendo latenza e costi operativi e contribuendo a una postura di sicurezza ancor più proattiva negli ambienti edge.

Affrontare i vincoli di orchestrazione del calcolo in orbita

I data center orbitali richiedono innovazione aperta ed estrema resilienza. La collaborazione tra Red Hat e Voyager affronta le sfide specifiche degli ambienti spaziali ottimizzando l’uso di risorse hardware limitate e vincoli di alimentazione, gestendo l’elaborazione dei dati anche in presenza di reti soggette a ritardi o interruzioni e fornendo una base Linux enterprise più solida.

Integrando questi workload orbitali con le pratiche DevSecOps già adottate negli ambienti terrestri, Red Hat e Voyager possono aiutare le organizzazioni a estendere la propria impronta hybrid cloud con maggiore coerenza operativa e affidabilità.

“Lo spazio rappresenta la prossima frontiera dell’hybrid cloud, dove il successo dipende dalla disponibilità di un’infrastruttura cloud affidabile e resiliente ovunque i dati vengano generati”, dichiara Travis Steele, chief architect of Air and Space Forces, Red Hat. “Insieme a Voyager, stiamo portando nello spazio tecnologie open source affidabili, permettendo alle organizzazioni di elaborare dati in orbita e agire più rapidamente e con maggiore sicurezza”.

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