Le reti spaziali stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nell’infrastruttura digitale globale. Mega-costellazioni in orbita bassa (Leo), collegamenti diretti con gli smartphone e servizi IoT via satellite ampliano la copertura anche nelle aree dove fibra e reti mobili non arrivano, ma questa espansione porta con sé un problema destinato a pesare sulle strategie di operatori, imprese e governi: la sicurezza.
A mettere in fila le principali trasformazioni in corso e le relative implicazioni è il World Economic Forum, che evidenzia come la progressiva integrazione fra infrastrutture terrestri e spaziali stia creando un ecosistema molto più interconnesso rispetto al passato. Più aumenta il numero di terminali, gateway, satelliti, applicazioni e dispositivi collegati, più si estende anche il perimetro da proteggere.
La crescita è sostenuta dall’aumento delle costellazioni in orbita terrestre bassa, la Low Earth Orbit (LEO), e dalla riduzione dei costi di lancio favorita anche dai razzi riutilizzabili. Le stime sul numero di satelliti operativi variano in base ai criteri adottati dalle diverse rilevazioni, ma descrivono tutte una forte accelerazione della presenza in orbita.
Anche il mercato corre. Secondo MarketsandMarkets, il valore del satellite internet dovrebbe passare dai 14,56 miliardi di dollari del 2025 ai 33,44 miliardi del 2030, con un tasso medio annuo di crescita del 18,1%.
Indice degli argomenti
Dalle reti terrestri allo spazio: come funziona la catena della connettività
Per comprendere il nuovo scenario di sicurezza occorre partire dall’architettura delle comunicazioni satellitari. Secondo l’International Telecommunication Union, un sistema satellitare può essere suddiviso in tre componenti principali: segmento utente, segmento spaziale e segmento terrestre.
Il primo comprende i terminali attraverso cui persone, aziende o dispositivi inviano e ricevono dati. Il segmento spaziale è formato dai satelliti, distribuiti su diverse orbite: dalle LEO, generalmente collocate sotto i 2.000 chilometri, alle orbite medie MEO fino alla geostazionaria, situata a circa 35.786 chilometri sopra l’equatore.
Il segmento terrestre comprende invece gateway, stazioni di terra e centri di controllo che gestiscono telemetria, comandi e collegamenti bidirezionali con i satelliti. È l’integrazione fra questi tre livelli a consentire di portare connettività in mare, nelle zone rurali e in tutte le aree nelle quali le infrastrutture terrestri sono assenti, insufficienti o temporaneamente indisponibili.
La stessa articolazione, però, rende evidente la complessità del problema cyber. Un servizio satellitare non dipende soltanto dal veicolo in orbita: coinvolge apparati a terra, software, reti di trasporto, terminali e sistemi di gestione, ciascuno dei quali può diventare un punto da presidiare.
Mega-costellazioni, il rischio della concentrazione
La prima trasformazione riguarda la crescita delle grandi costellazioni commerciali in orbita bassa. Il loro sviluppo ha accelerato la disponibilità di servizi broadband satellitari e aperto nuove possibilità per imprese, amministrazioni e operatori di telecomunicazioni.
Parallelamente cresce però la concentrazione dell’infrastruttura nelle mani di pochi soggetti. Il fenomeno è particolarmente evidente nel caso di Starlink. In una documentazione depositata presso la Securities and Exchange Commission statunitense, SpaceX indicava al 31 marzo 2026 circa 9.600 satelliti broadband e mobile in orbita bassa, pari a circa il 75% dei satelliti attivi manovrabili.
Numeri di questa portata pongono una questione che va oltre la capacità trasmissiva. Quando una quota rilevante della connettività dipende da una singola infrastruttura, un’interruzione del servizio, un attacco informatico o una decisione del provider possono produrre conseguenze su utenti e attività distribuiti in più Paesi.
La resilienza delle comunicazioni deve quindi essere valutata considerando anche la concentrazione dei fornitori e le dipendenze create lungo la catena tecnologica.
Direct-to-device, il satellite entra nella rete mobile
Un secondo cambiamento arriva dal direct-to-device, o D2D, che consente agli smartphone e ad altri terminali di comunicare direttamente con i satelliti. La tecnologia punta a integrare la copertura terrestre, raggiungendo aree prive di segnale e garantendo maggiore continuità in caso di emergenze o indisponibilità delle reti tradizionali.
Il fenomeno sta assumendo dimensioni rilevanti. A settembre 2026 la GSMA indicava 151 operatori con servizi satellitari già attivi, in sperimentazione o pianificati, per un bacino potenzialmente raggiungibile di circa sei miliardi di connessioni mobili.
Dal punto di vista della cybersecurity, questa convergenza cambia però il perimetro della rete. Entrano nella stessa catena satelliti, gateway terrestri, servizi degli operatori mobili, smartphone, sensori IoT, dispositivi indossabili e terminali portatili.
Diventa quindi più complesso mantenere una visibilità end-to-end e attribuire correttamente anomalie o incidenti. Le responsabilità di sicurezza si distribuiscono inoltre tra soggetti differenti, dal provider satellitare all’operatore mobile fino al produttore del dispositivo e al cliente finale.
Auto, industria e IoT: il rischio diventa cyber-fisico
La connettività satellitare sta entrando anche in numerosi settori industriali. Nell’automotive viene utilizzata per servizi di localizzazione, chiamate di emergenza e collegamenti disponibili anche in assenza di copertura terrestre.
Il potenziale appare ancora maggiore nell’Internet of Things. Secondo stime richiamate dal World Economic Forum e da analisi di settore, il mercato indirizzabile per l’IoT satellitare può raggiungere 2,5-3 miliardi di dispositivi in ambiti che vanno dalla logistica all’agricoltura, fino alle utility.
È un passaggio importante anche sul fronte della sicurezza. Quando una connessione viene utilizzata per il monitoraggio di un impianto, per seguire merci e veicoli o per raccogliere dati da infrastrutture distribuite, un attacco può avere conseguenze che superano la sottrazione di informazioni.
La manipolazione di un sensore o l’alterazione delle comunicazioni possono incidere sui processi operativi, sulla sicurezza delle attività e sul funzionamento delle infrastrutture. Il rischio cyber assume così una componente sempre più fisica.
Satelliti definiti dal software, cresce la flessibilità ma cambiano i rischi
Un’altra trasformazione riguarda i software-defined satellites, i satelliti definiti dal software. Nei sistemi tradizionali il veicolo spaziale poteva funzionare sostanzialmente come un “bent pipe”, un ripetitore che riceveva un segnale e lo ritrasmetteva senza elaborazioni particolarmente complesse.
Le nuove piattaforme consentono invece di riconfigurare capacità e funzioni anche dopo il lancio, adattando il satellite alle esigenze operative. L’evoluzione aumenta flessibilità e possibilità di utilizzo, ma introduce nel segmento spaziale problematiche già note nel mondo delle infrastrutture IT e delle telecomunicazioni.
Aggiornamenti software compromessi, accessi non autorizzati o manipolazioni da remoto acquistano infatti un peso maggiore quando il comportamento dell’apparato può essere modificato attraverso il codice. La separazione storica tra sicurezza del segmento terrestre e protezione del satellite diventa quindi sempre meno sostenibile.
Jamming e accessi abusivi restano al centro dello scenario
Le nuove architetture si sommano a minacce che il settore conosce da tempo. Jamming, intercettazione delle comunicazioni e accesso non autorizzato ai sistemi di telemetria e comando continuano a rappresentare rischi da considerare nella progettazione e nella gestione delle reti spaziali.
La novità deriva dalla scala raggiunta dalle comunicazioni satellitari e dalla loro integrazione con attività quotidiane e processi industriali. La protezione di queste infrastrutture smette quindi di riguardare soltanto il settore spaziale e coinvolge direttamente telecomunicazioni, automotive, logistica, energia, agricoltura e servizi pubblici.
Per imprese e amministrazioni diventa così necessario valutare la resilienza lungo l’intera catena della connettività, comprendendo le dipendenze dai fornitori, i requisiti normativi dei diversi Paesi, la gestione degli aggiornamenti software e le modalità di risposta agli incidenti.
L’espansione delle reti spaziali promette di ridurre le aree senza copertura e di rafforzare la continuità delle comunicazioni. La loro crescente centralità rende però la cybersecurity una componente strutturale dello sviluppo del mercato satellitare, destinata a incidere sulle scelte tecnologiche e di approvvigionamento tanto quanto capacità, copertura e prestazioni.







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