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Space, difesa e dual use: la nuova accomandita alla prova del capitale paziente



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La società di partenariato può rafforzare i fondi verticali italiani nei settori critici, ma servono competenze industriali, governance rigorosa e presidi pubblici

Pubblicato il 12 giu 2026



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LA RIFORMA dell’accomandita entra nel lessico della finanza italiana nel momento più delicato: quello in cui il Paese deve decidere se limitarsi a proteggere le proprie eccellenze industriali o imparare anche a finanziarle. Spazio, difesa, cybersecurity, sensoristica, materiali avanzati, robotica e tecnologie dual use non sono più nicchie tecniche. Sono infrastrutture della sovranità economica. Di conseguenza, settori, o, più precisamente, filiere, di primaria importanza.

Un veicolo italiano per private equity e venture capital

Con il decreto legislativo 47/2026, la nuova società di partenariato porta nel Testo unico della finanza un veicolo chiuso in forma di società in accomandita per azioni, con sede e direzione generale in Italia, pensato per private equity e venture capital. È un passaggio apparentemente tecnico, ma il suo significato è più ampio: offrire al mercato italiano uno strumento più vicino alla logica internazionale delle limited partnership, finora spesso cercata in Lussemburgo.

Fondi verticali, il baricentro si sposta

La norma non cancella il vantaggio competitivo della SCSp lussemburghese, costruito su prassi, velocità, service provider e familiarità degli investitori internazionali. Però sposta il baricentro della scelta. Per fondi verticali italiani, soprattutto su settori regolati e sensibili, non sarà più automatico guardare fuori confine. Si potrà valutare se un veicolo domestico sia più coerente con strategia, investitori, governance e interesse industriale.

Space, defence e dual use entrano nel dossier strategico

Qui la riforma incontra il dossier più strategico: i fondi space, defence e dual use. In questi comparti il confine tra civile e militare è mobile. La stessa tecnologia può servire all’osservazione della Terra, alle comunicazioni sicure, alla navigazione autonoma, alla resilienza energetica o alla sicurezza nazionale. Il dual use non è una moda lessicale: è la forma assunta dall’innovazione quando tecnologia, geopolitica e industria si sovrappongono.

Credibilità industriale oltre i ritorni finanziari

Un fondo dedicato a questi settori deve quindi parlare più lingue. Deve essere comprensibile agli investitori, ma anche credibile per istituzioni, agenzie pubbliche, prime contractor, distretti tecnologici e autorità chiamate a valutare profili di sicurezza. Efficienza e ritorni restano essenziali, ma non bastano: servono trasparenza, competenza e compatibilità con la tutela degli asset strategici.

Sannini: «Il track record finanziario non basta»

Alessandro Sannini, investitore di private equity, componente della Commissione Space Economy di Federmanager e coautore con Leonella Gori di “Volare alto. Sostenere la crescita dell’industria aerospaziale in Italia”, edito da Nuova Cultura, vede nella riforma un’occasione concreta ma selettiva. “La nuova accomandita può aumentare l’interesse di investitori anche non domestici verso fondi italiani tematici e verticali su settori critici e sensibili”, afferma. “Ma questi investimenti non sono per tutti. Chi viene da un private equity generalista deve imparare le specificità di queste nicchie industriali. Il track record finanziario non basta: per essere credibili bisogna dimostrare di aver capito tecnologia, filiera, tempi pubblici, vincoli regolatori e bisogna avere accreditamento e dialogo con le istituzioni”.

Nei settori critici il capitale deve sapere dove entra

Il punto è cruciale. La finanza per i settori critici non può essere una semplice estensione commerciale di fondi multisettoriali. Richiede due diligence tecnologica, lettura dei cicli di procurement, sensibilità verso export control e golden power, capacità di dialogare con il sistema pubblico. Non basta raccogliere capitale: bisogna sapere dove entra, quali diritti acquisisce, quali informazioni intercetta e quale traiettoria industriale abilita.

Pmi aerospaziali e difesa, serve capitale paziente

Per le Pmi aerospaziali e della difesa, spesso eccellenti sul piano tecnico ma sottocapitalizzate rispetto ai concorrenti globali, il problema non è soltanto trovare denaro. È trovare capitale paziente e competente, capace di accompagnare crescita dimensionale, managerializzazione, acquisizioni di filiera, certificazioni e internazionalizzazione. E trovare interlocutori capaci di comprenderne specificità, potenzialità ed eccellenza.

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