5G, Campoli (Cisco): "Semplici, sicure e smart: ecco le reti del futuro" - CorCom

L'INTERVISTA

5G, Campoli (Cisco): “Semplici, sicure e smart: ecco le reti del futuro”

L’head of Global service provider business per il Sud-Europa: “Il piano banda larga ha cambiato la competizione infrastrutturale anche in ottica 5G. Ma alle telco servono reti anche capaci di abilitare le nuove frontiere dell’IoT e dell’intelligenza artificiale”

18 Set 2017

Andrea Frollà

“Il piano banda larga ha cambiato la competizione infrastrutturale sulla posa della fibra, anche in ottica 5G. Quindi le telco devono dotarsi di infrastrutture adeguate. Stiamo parlando di scommesse importanti, cioè di reti che non devono semplicemente essere ultraveloci. Ci sono altre dimensioni da tenere sotto controllo e non sono secondarie”. Paolo Campoli, head of Global service provider business per il Sud-Europa di Cisco non ha dubbi: la rivoluzione delle reti di telecomunicazioni è già iniziata e dalla capacità di innovare dipenderà la tenuta della competitività.

Intervistato da CorCom, il manager del colosso americano, che ha da poco chiuso un accordo con Tim per l’ammodernamento della rete che raccoglie e aggrega il traffico proveniente dagli accessi su linee fisse e mobili e dai collegamenti aziendali, spiega le sfide che attendono il mondo telco, obbligato ad uscire fuori dal mantra della velocità per abbracciare nuove sfide, come l’iperconnettività e la flessibilità. Elementi fondamentali già ora per stare sul mercato e imprescindibili in ottica 5G.

“Prepariamoci a una rivisitazione di tutto l’ecosistema e allo spostamento del valore dalla pura connettività mobile a una piattaforma che consenta di creare soluzioni digitali e use case orientati all’industria”, spiega Campoli che individua in semplificazione, virtualizzazione e automazione il trio magico delle reti del futuro.

Paolo Campoli, head of Global service provider business per il Sud-Europa di CiscoPartiamo dal recente accordo per l’ammodernamento della rete di Tim. Su quali punti concentrerete i vostri sforzi? E quali sono gli obiettivi che vi siete posti?

La partnership con Tim sulle reti esiste da tanti anni e dalla fine degli anni ’90 in modo significativo. Il piano banda larga ha cambiato la competizione infrastrutturale sulla posa della fibra e in ottica 5G. Quindi le telco devono dotarsi di infrastrutture adeguate e qua entriamo in gioco noi. Stiamo parlando di scommesse importanti, cioè di reti che non devono semplicemente essere ultraveloci. Ci sono comunque altre dimensioni da tenere sotto controllo e non sono secondarie.

Da un lato l’iperconnettività, cioè tutto quello che riguarda l’Internet of Things su cui Tim vuole giocare un ruolo fondamentale abilitando la trasformazione digitale di settori come l’industria 4.0, il trasporto, l’agroalimentare e altri per accedere a milioni di oggetti connessi. Dall’altro la flessibilità, che è importantissima perché le nuove reti non devono essere disegnate per avere lo stesso tipo di traffico da qui a 10 anni, ma per rispondere a una domanda che cambierà in modo profondo nel corso del tempo.

E con Tim stiamo lavorando proprio su velocità, iperconnettività e flessibilità puntando su una piattaforma capace di apprendere, auto-adattarsi ed essere sicura. Perché una rete così configurata aiuta a portare servizi migliori sia al consumer che alle aziende e alla Pubblica amministrazione. È una sfida di ampia portata che stiamo affrontando fianco a fianco.

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In estate avete annunciato una nuova strategia per le infrastrutture di rete che avete chiamato Intuitive Network. Come si declina questo paradigma nel mondo telco?

Ci sono tantissimi elementi di somiglianza fra il paradigma dell’Intuitive Network per il mondo enterprise e l’evoluzione delle reti nel mondo telco. In primis il concetto di reti che auto-apprendono. L’avvento dell’IoT impone il passaggio a modelli più automatizzati, sia nelle policy sia negli aspetti di sicurezza. Non posso aggiornare e collegare una rete di un aeroporto facendo quando arriva una nuova compagnia aerea gestendo il processo in modo meccanico. Questa è un’esigenza che ormai si applica tanto anche ai servizi provider.

L’altro punto chiave riguarda gli analytics. Oggi ci sono molti più dati annegati nelle reti che nei data center. La capacità di estrarli in tempo reale, razionalizzarli e darli in pasto a sistemi di intelligenza artificiale è importante per innalzare il livello di tutta la catena dei servizi, dalla qualità dell’offerta fino al servizio clienti.

Non a caso, una delle grandi scommesse di Telecom è proprio quello di fare streaming analytics, estrarre cioè dati in tempo reale, aggregarli e fare analisi dei trend.

Il terzo pilastro è la sicurezza pervasiva, cioè non solo ai bordi della reta. I motori di intelligence aiutano, ma è necessario pure avere la possibilità di analizzare i flussi criptati in tempo reale e dedurre potenziali violazioni. Allo stesso tempo è fondamentale capire come correlare rete, cloud e IT, per verificare attacchi cyber tramite correlazioni e analisi comportamentale, e rendere intrinsecamente sicuri tutti gli apparati di rete, per bloccare ingressi malevoli da remoti o violazioni dei codici. Far sì che le macchine segreghino il traffico meno sicuro per non farlo andare in rete. La sfida di Cisco è fare dell’Intuitive Network un elemento integrante delle reti dei service provider.

Come si inserisce il tema dell’evoluzione infrastrutturale nel contesto di trasformazione digitale in atto sul mercato delle telecomunicazioni?

Dopo una decade di guerra dei prezzi e perdita del valore a vantaggio degli Over-the-top è in atto un’inversione di tendenza. Sta aumentando la rilevanza dei service provider come fornitori di soluzioni per segmenti verticali. Ci si rende cioè conto che la connettività non è l’unico elemento a valore aggiunto che una telco può offrire a finanza, manifacturing e automotive. L’IoT fa ad esempio dei provider dei nuovi fornitori di sicurezza. C’è insomma un focus importante sulla user experience. Sul fronte consumer il discorso è più complesso e la dinamica più probabile è quella di future aggregazioni telco-media.

La grande sfida del futuro è quella legata al 5G. Cosa cambia sul fronte dello sviluppo e della progettazione delle nuove reti?

Dal punto di vista tecnologico le sfide più importanti e delicate poste dal 5G sono tre: semplificazione, virtualizzazione e automatizzazione. Se la prima è probabilmente la più intuitiva, le altre due meritano di essere approfondite. Quando parliamo di virtualizzazione parliamo della necessità di portare l’intelligenza ai bordi della rete, per favorire prospettive come quelle delle auto a guida autonoma che dovranno avere una rete capace di elaborare informazioni e comunicare decisioni con bassissima latenza agli autoveicoli, quindi con intelligenza a ridosso del terminale. Mentre l’automazione sarà una necessità e una conseguenza delle reti super-veloci, che consentiranno una creazione più rapida e fluida dei servizi. Inoltre le infrastrutture dovranno virtualizzare tutti i tipi radio ed esserne dei fattori abilitanti.

In generale, il 5G indurrà una rivisitazione di tutto l’ecosistema, spostando il valore dalla pura connettività mobile a una piattaforma che consenta di creare soluzioni e use case orientati all’industria. E questo provocherà una maggiore vicinanza fra i fornitori di soluzioni 5G e i player che operano nell’industry, nell’automotive, nella filiera agroalimentare o nella sicurezza.

Questo processo evolutivo che ha descritto cambierà anche il modo di fare ricerca e sviluppo?

Assieme alla trasformazione delle reti c’è una sfida di grande peso che riguarda il cambiamento di modelli operativi. Si apre un’era in cui non si può fare tutto da soli, ma è necessario fare co-development con le altre aziende, con gli studenti e con chiunque possa contribuire. Creare un pool di risorse che possono sviluppare codice che interagisce direttamente con la rete, fianco a fianco agli operatori ed in ambiente aperto quale DevNet di Cisco. Gli operatori si limiteranno sempre meno a comprare dal vendor e faranno sempre più open innovation. Un cambiamento che impone un’attenzione particolare al tema del re-skilling, fronte sul quale Cisco è molto attiva con le Networking Academy che diventano cosi incubatore di nuovi skill e di innovazione anche per gli operatori telco.